Regista: Carlo Vanzina
Titolo originale: La vita è una cosa meravigliosa
Durata: 103'
Genere: Commedia
Nazione: Italia
Rapporto:
Anno: 2010
Uscita prevista: 02 Aprile 2010 (cinema)
Attori: Luisa Ranieri, Nancy Brilli, Gigi Proietti, Enrico Brignano, Vincenzo Salemme, Emanuele Bosi, Federico Torre, Anis Gharbi, Virginie Marsan
Soggetto: Carlo Vanzina, Enrico Vanzina
Sceneggiatura: Carlo Vanzina, Enrico Vanzina
Trama, Giudizi ed Opinioni per La vita e' una cosa meravigliosa (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
Titolo originale: La vita è una cosa meravigliosa
Durata: 103'
Genere: Commedia
Nazione: Italia
Rapporto:
Anno: 2010
Uscita prevista: 02 Aprile 2010 (cinema)
Attori: Luisa Ranieri, Nancy Brilli, Gigi Proietti, Enrico Brignano, Vincenzo Salemme, Emanuele Bosi, Federico Torre, Anis Gharbi, Virginie Marsan
Soggetto: Carlo Vanzina, Enrico Vanzina
Sceneggiatura: Carlo Vanzina, Enrico Vanzina
Trama, Giudizi ed Opinioni per La vita e' una cosa meravigliosa (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
Fotografia: Carlo Tafani
Montaggio: Raimondo Crociani
Musiche: Armando Trovajoli
Scenografia: Serena Alberi
Costumi: Daniela Ciancio
Produzione: Medusa Film
Distribuzione: Medusa
Montaggio: Raimondo Crociani
Musiche: Armando Trovajoli
Scenografia: Serena Alberi
Costumi: Daniela Ciancio
Produzione: Medusa Film
Distribuzione: Medusa
La recensione di Dr. Film. di La vita e' una cosa meravigliosa
Forse in tutta la loro carriera i fratelli Vanzina hanno fatto un film guardabile. Miracolo.
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Colonna sonora / Soundtrack di La vita e' una cosa meravigliosa
Potrebbe essere disponibile sotto, nei dati aggiuntivi (clic qui).
Informazioni e curiosità su La vita e' una cosa meravigliosa
Note dalla produzione:Note di regia
La lavorazione di un film è molto simile all'itinerario di un viaggio di cui si conosce l'inizio ma non la meta finale. Spesso ci sono intoppi, problemi e mille incognite che possono turbare il percorso.
Per fortuna non è stato il caso di questo mio ultimo film. Siamo partiti puntuali e abbiamo finito puntuali: sette settimane faticose ma anche ricche di piccoli aneddoti divertenti.
Provo a citarne a memoria alcuni che mi hanno lasciato dei ricordi a volte buffi, a volte tragicomici.
In una scena del film Nancy Brilli pensa che suo marito Gigi Proietti la tradisca con un'amica. Accecata dalla rabbia la Brilli rompe un vaso in testa a Proietti che crolla in terra e successivamente per la botta perde temporaneamente la memoria. Ciak si gira. Come da copione la Brilli rompe il vaso in testa a Gigi. Buona la prima! Proietti si rialza sanguinando. Vacilla, ci guarda e non ci riconosce. Sembra aver perso veramente la memoria come il personaggio del film. Sospendiamo la lavorazione, preoccupati. Gigi si siede, frastornato, poi per fortuna ci riconosce.
Per un attimo realtà e finzione si sono sovrapposte...
Un altro giorno, mentre giravamo con Brignano e la Ranieri in un appartamento sull'Appia, una vicina di casa, gelosa che non era stata scelta la sua di casa come location, ha cominciato a protestare dicendo che facevamo chiasso e non poteva riposare. E'intervenuto Brignano. Ha suonato alla porta della vicina, è entrato e si è trattenuto per una mezzoretta là dentro. Quando è riuscito, ha esclamato col sorriso sulle labbra: “Tutto a posto!...”
Mi sono avvicinato e gli ho chiesto come avesse fatto a tranquillizzarla. E lui serafico: “Semplice! Le ho promesso che avrei comprato l'appartamento!”.
Abbiamo girato dopo tanti anni che non ci si girava più dentro al carcere di Regina Coeli. Mentre aspettavo che fossero pronte le luci per la scena, il Direttore del carcere mi ha fatto da Cicerone illustrandomi i vari bracci. Ho visto così dove sono rinchiusi i ladri, gli stupratori, gli assassini... Poi, in un braccio più isolato, Il Dottor Ricucci e il Dottor Cecchi Gori, due persone “tanto brave”...
Il film è stato girato anche in Sud Africa e dopo essere atterrati a Johannesburg abbiamo proseguito in auto fino al confine con il Botswana. Cinque ore di macchina più ben sette soste causa “pipì Brilli”!! Abbiamo dormito in un lodge in mezzo a un parco pieno di animali. La notte si sentivano ruggire i leoni! Un'esperienza meravigliosa!
Ma tutta la lavorazione lo è stata: grandi attori, grande affiatamento e un grande amore per Roma. Come in quella scena girata all'alba in via del Corso con i ragazzi che escono da un palazzo patrizio dopo una festa di diciott'anni in smoking e abiti lunghi. Mentre la loro nottata finisce, inizia la giornata di due operai che vanno al lavoro e li scrutano attoniti, perplessi.
Un'immagine rubata a una vera scena di vita vissuta. Un'immagine quasi “Felliniana” che mi ha veramente emozionato mentre la giravo, alle quattro del mattino in un centro storico silenzioso e addormentato.
(Nota aggiuntiva)
Ho scritto più di ottanta film (realizzati). Alcuni di questi sono brutti, altri normali, certi carini, qualcuno riuscito. Questo, "La vita è una cosa meravigliosa", secondo me è uno dei film più riusciti. Mi piace. Mi sta simpatico. Perché è una commedia semplice, ma allo stesso tempo complessa.
La cosa migliore del film è una certa grazia nel raccontare una cosa di grande attualità: come mai gli italiani di oggi sono tutti, a modo loro, corrotti. Brignano, un poliziotto onesto che spia le vite degli altri, finisce per usare il suo piccolo privilegio per "truffare" sentimentalmente una brava ragazza (Luisa Ranieri). Vincenzo Salemme, un banchiere onesto ma che ha scelto il potere, pur di arrivare in cima si trova coinvolto in imbarazzanti compromessi. Gigi Proietti, un medico onesto che ha scelto in maniera superficiale la professione privata, per amore del figlio diventa un maldestro traffichino. Alla fine, però, tutti e tre trovano un "modo" per ristabilire la loro dignità perduta.
La nostra non è una tesi assolutoria. Nella tradizione di una certa commedia italiana, Carlo ed io abbiamo decritto con simpatia le debolezze dei nostri personaggi. Perché quelle loro debolezze sono le debolezze di tutti. Le nostre.
Enrico Vanzina
Intervista a Carlo Vanzina
“Com’è nata l’idea di questo film?”
“Io e mio fratello Enrico ultimamente eravamo stati molto colpiti da “Le vite degli altri”, il recente film tedesco incentrato sul fenomeno delle intercettazioni telefoniche, che non era però ancora tornato di grande attualità come è avvenuto con i recenti scandali italiani sulla corruzione nella politica e nella finanza. Abbiamo pensato così di realizzare una storia corale sul presente che cercasse di andare oltre il divertimento “toutcourt” ed avesse ambizioni diverse rispetto ai nostri due recenti film comici ad episodi “Un'estate al mare” e “Un'estate ai Caraibi”, cercando di dare vita ad una commedia brillante non volgare che tentasse di rappresentare la società di oggi nelle sue varie sfaccettature e di parlare di destini e di sentimenti attraverso diversi personaggi legati tra loro da varie vicende che si incrociano, sulla falsariga dei movimenti di tempo e delle frammentazioni di “Babel” e “21 grammi” di Alejandro Gonzales Inarritu”.
“Avete cercato di fare riferimento alla migliore tradizione della commedia italiana degli anni’60’ e ’70 anche per quanto riguarda la denuncia civile e sociale?”
“Questo progetto non è nato su commissione come dicevano Leo Benvenuti e Piero De Bernardi “per sceneggiare i contratti degli attori”, ma con l'intento di raccontare una storia ben articolata: mi sono battuto per realizzarlo come volevo e ora sono soddisfatto del risultato finale, rappresenta bene un tipo di commedia che vorrei fare più spesso. Da sempre il cinema ha anticipato la realtà, qualche volta profeticamente: si pensi a “In nome del popolo italiano” di Dino Risi che all'inizio degli anni '70 raccontava con 20 anni d'anticipo il fenomeno dei giudici di Mani Pulite. Questo nostro nuovo film si propone di affrontare vari aspetti della società italiana ma oggi non è semplice fotografare ed analizzare la realtà, non si fa in tempo a stare dietro alla cronaca perché ogni giorno subentrano fatti nuovi ed imprevedibili. In passato dopo avere ottenuto grande successo con diversi film comici avevo tentato incursioni in storie di genere più ambiziose come “La partita” con Faye Dunaway o “Tre colonne in cronaca” con Gianmaria Volontè ma poi queste operazioni a cui tenevo molto si sono rivelate degli insuccessi commerciali e ho capito che era meglio tornare alle commedie per cui credo di essere piuttosto portato.
“Una parte del pubblico italiano continua ad identificarvi però ancora oggi come gli autori delle commedie natalizie..”
“Nell'ultimo anno sia con “La vita è una cosa meravigliosa” che con “Ti presento un amico”, un'altra commedia sentimentale sofisticata e non volgare con Raoul Bova, attualmente in fase di montaggio, abbiamo avuto l'opportunità di girare due film con ambizioni diverse che ci somigliano di più e che ci permettono di dimostrare che non siamo votati solo alla farsa ma che possiamo dare vita a dei veri e propri prototipi originali come lo furono “Sapore di mare” e il primo “Vacanze di Natale” nel 1983. Io e mio fratello ci siamo affrancati da circa 10 anni dal fortunato filone dei “Natale a..” prodotti da Aurelio De Laurentiis (l'ultimo film, girato a Cortina nel 1999, era stato “Vacanze di Natale 2000) che rappresenta una riuscita operazione di marketing con una precisa chimica interna, ma senza togliere nulla a Neri Parenti che è un ottimo regista, credo che quei film siano diventati col tempo piuttosto ripetitivi: noi abbiamo scelto di evitare di rifare un pò sempre lo stesso film, cercando di sperimentare e andare avanti con progetti diversi anche attraverso la nostra società di produzione, la Video 80: nonostante questo, ancora oggi, la gente è convinta che sia sempre io a girare quei film e dovunque vada, quando vengo riconosciuto, mi sento chiedere in quale parte del mondo sarà ambientato il capitolo successivo del fortunato filone..”.
“Qual è il segreto della sua iperattività? Quando gira un film ha già chiaro in mente le inquadrature del montaggio definitivo?”
“Spesso succede di andare sul set avendo molto chiaro in testa il racconto del film o della serie tv che sto girando: ho fatto una dura gavetta come aiuto regista di mio padre Steno e di Mario Monicelli e credo di avere imparato alla grande scuola dell'essenzialità (che non tollera inutili perdite di tempo) e a girare solo quello che serve davvero, andando dritto al sodo: in genere faccio prima una lettura con gli attori e poi li lascio liberi di improvvisare - ma non troppo – restando però sempre nei binari di un copione già solido. Alcuni si prestano di più, altri meno..”
“Chi sono i suoi interpeti ideali? Con chi si trova meglio?”
“Sono particolarmente a mio agio con diversi attori che sono diventati col tempo amici cari e compagni di strada fidati come Christian De Sica, Massimo Boldi, Diego Abatantuono o Jerry Calà e, più recentemente, Gigi Proietti, Enrico Brignano e Vincenzo Salemme: molti di loro sono stati “inventati” cinematograficamente da me e sono cresciuti insieme a me, abbiamo fatto un percorso di successi più o meno lungo e del resto lo stesso Vittorio Gassman è diventato un grande attore di commedia non da subito ma crescendo strada facendo con Risi, Monicelli e Scola. Ultimamente c'è stata una certa pigrizia da parte dei produttori ma mi piacerebbe utilizzare certi attori cresciuti con me per alcuni progetti più maturi; sarebbe bello ritrovare trovare un percorso di commedia con venature drammatiche, nostalgiche o sentimentali che potrebbero innervare nuove energie nel filone: in fondo le commedie degli ultimi anni non hanno mai dato vita come accadeva in passato ad un vero capolavoro epocale destinato a restare nel tempo”.
Intervista ad Enrico Vanzina
“Qual è la genesi di un titolo così insolitamente ottimista?”
“E' mutuato sia da “La vita è meravigliosa” di Frank Capra che dal film di Henry King con William Holden “l'amore è una cosa meravigliosa”: in un mondo in cui l'ansia la fa da padrone puntavamo a una storia positiva in grado di offrire qualcosa di distensivo e una sana allegria. Ultimamente le commedie italiane mettono in scena troppo spesso dei personaggi con qualcosa di sgradevole che non si perdonano, (penso ad esempio a “Baciami ancora” di Gabriele Muccino i cui quarantenni nevrotici e spiazzati ti trasmettono soprattutto ansia) mentre noi invece volevamo portare in scena persone che ti farebbe piacere conoscere e che vorresti continuare a vedere, una tipologia di italiani simpatici con cui lo spettatore vorrebbe forse andare a cena”.
“Secondo lei il film mostra situazioni e personaggi tipici del 2010 o fa riferimento alle maschere nazionali di sempre?”
“Quando abbiamo scritto e girato questa storia le intercettazioni telefoniche non erano tornate attuali come è accaduto negli ultimi mesi, ma i film spesso sono misteriosamente un po' in anticipo rispetto alla realtà, rappresentano un'intuizione particolare o una premonizione giusta che qualcuno ha in un certo momento, riuscendo a fotografare con precisione l'attualità o i temi nell'aria. Certi autori però pensano di stabilire una tesi di partenza anche quando girano una commedia mentre io credo invece che ci si debba concentrare sui personaggi e che anche quelli negativi devono esserti simpatici. Le commedie possono servire a fare aprire gli occhi. Dal dopoguerra ad oggi hanno silenziosamente cambiato il nostro Paese e hanno inciso in modo determinante sulla coscienza civile e in questo senso credo che anche “La vita è una cosa meravigliosa” possa offrire qualche segnale preciso e non banale. Cerca di fare luce ad esempio su un fenomeno di grande attualità come quello delle intercettazioni e della loro opportunità, non si è mai considerato abbastanza ad esempio quanto esse siano anche soggette anche alle emozioni di chi le effettua, di una persona che ha un cuore e un'anima (o qualche volta si impone di non averlo). In una certa inchiesta a seconda di come si trascrive qualcosa o dell'atteggiamento che si assume possono cambiare tante cose e poi oggi le intercettazioni sono così diffuse che i poliziotti mentre ascoltano le conversazioni di chi è oggetto di un'indagine possono scoprire anche per caso se vengono traditi o meno come avviene nel nostro film..”
“Che cosa vi stava a cuore raccontare?”
“Ci piaceva l'idea delle registrazioni telefoniche che offrivano l'occasione di incrociare varie vicende che poi si uniscono attraverso le vicende di un piccolo poliziotto. Volevamo anche mettere in rilievo l'eterna costante nazionale per cui dietro alle persone perbene c'è sempre l'Italia di Totò che vuole aggiustarsi le cose prendendosi dei piccoli vantaggi, ma i nostri in fondo non sono personaggi mostruosi: il banchiere Salemme è alla guida di un grande istituto di credito e compie illeciti finanziari ma è stato trascinato a farli da altri uomini di potere; lo stesso poliziotto Brignano finisce per usare con furbizia il contenuto di un'intercettazione per ingannare sentimentalmente la ragazza di cui si è invaghito ma è un uomo perbene, così come il luminare della medicina Proietti che quando accetta piccoli compromessi finisce solo col combinare dei guai. Al di là della necessaria ed inevitabile condanna dei veri mascalzoni volevamo raccontare come tutti noi siamo portati a cercare e trovare, tra le dinamiche della vita pubblica, dei piccoli accorgimenti in grado di aggirare l'etica e la moralità; è un fenomeno ormai connaturato all'indole degli italiani”.
“Quanto hanno contato i vari attori sul risultato finale?”
“Moltissimo, sono tutti perfetti e funzionali ai vari ruoli. l'idea di base era quella di mettere insieme tre grandi interpreti di teatro e di cinema come Proietti, Salemme e Brignano in un film che avesse al suo centro la recitazione e che offrisse diversi momenti di comicità attraverso le loro doti istrioniche. I tre attori hanno aderito al progetto subito dopo avere letto il copione: l'impianto funzionava, era tutto a fuoco e loro si sono adeguati strada facendo al testo. Se si lavora con qualcuno da diversi anni diventa facile scrivere per lui e sapere con un certo anticipo chi reciterà in un certo film aiuta a pensare le battute ed i dialoghi andando incontro alle caratteristiche di ognuno. Siamo stati particolarmente fortunati nel poter contare su un cast molto bene assortito: Nancy Brilli è una delle poche nostre attrici che sa fare bene la commedia; Luisa Ranieri si è rivelata una grande sorpresa, è molto bella ma anche spiritosa e dà nel suo personaggio un tasso notevole di verità, il che oggi è piuttosto raro. Inoltre viene mantenuta viva anche la tradizione dei grandi caratteristi, ad esempio con Rodolfo Laganà, Maurizio Mattioli e Maurizio De Razza. Abbiamo poi cercato di utilizzare i meccanismi della commedia teatrale, come quelli tipici della farsa nella sequenza in cui Proietti e la Brilli si travestono da camerieri per fare ben figurare il loro domestico agli occhi di suo padre in visita dall'Africa, o in quella in cui Salemme scrive freneticamente dei bigliettini per paura di parlare ad alta voce ed essere intercettato, che ricorda certi film comici napoletani di altri tempi: insomma abbiamo cercato di attualizzare ogni “topos” della commedia classica per dare brio e comicità al film.
Gigi Proietti (Claudio)
“Chi è il Claudio che lei interpreta?
“E. un affermato chirurgo che si lascia vincere da qualche debolezza: si mette un pò nei guai quando - seguendo una prassi di complicità tipica di un certo tipo di società borghese - presta la sua casa al mare ad un amico perché ci vada con la sua amante; raccomanda ad un collega suo figlio per un esame di medicina pur sapendo che il ragazzo non ha studiato affatto (lo ha viziato da sempre, e la sua unica soddisfazione è costringerlo a ripetere ad alta voce quando fa qualche stupidaggine: “Dillo: io sono un cogl'.”). Questo medico rimane fedele alla propria famglia, non commette dei reati veri e propri, mantiene una sua onestà di fondo, non è un mascalzone e nemmeno particolarmente furbo: sono sempre esistiti personaggi del genere che pur esercitando un certo potere nel proprio ambiente non lo utilizzano biecamente ma vanno comunque a finire male. Il personaggio non è un perdente ma, come accade spesso nelle commedie, finisce col procurarsi continuamente nuovi problemi per la propria leggerezza riuscendo però a fare sorridere con la propria umanità”.
“Ricorda qualche episodio particolare legato alla lavorazione del film?”
“Si, c'è una sequenza in cui Nancy Brilli, che interpreta mia moglie, finisce col distruggermi un vaso in testa durante un'animata scenata: quando l'abbiamo girata naturalmente erano stati presi dei particolari accorgimenti e il vaso da rompere era stato costruito con dello zucchero d'orzo, ed essendo fragilissimo, aveva delle suture interne particolarmente elaborate. Quando è stato dato il via al ciak l'inconsapevole Nancy mi ha dato una “vasata” terribile, talmente decisa da lasciarmi stordito per un paio di giorni.. A volte certi colpi sembrano più veri quando sono finti. Questo incidente di percorso ha lasciato poi a lungo la Brilli piena di rimorsi”.
“Crede che questo film rappresenti un salto di qualità nella filmografia dei Vanzina?”
“Si, non si tratta di una farsa ma di un'autentica commedia più articolata del solito, con dei personaggi facilmente riscontrabili nella realtà e solo lievemente esasperati, con i quali il pubblico simpatizza subito, iniziando a ridere appena inizia a conoscerli. Credo che sia uno dei migliori film di Carlo, l'ho interpetato con molto piacere come mi è sempre accaduto con i progetti suoi e di suo fratello Enrico, che sono da tempo miei cari amici. Racconta una storia corale ben movimentata, mi sembra che funzioni molto bene grazie ad un copione solido ed organico dai contenuti importanti e non volgari. Mi auguro che il nostro cinema torni a realizzare molto più spesso commedie come questa, degne di questo nome, come è accaduto ad esempio recentemente a Carlo Verdone col suo “Io, loro e Lara” che gli ha permesso di superare i clichè della farsa esasperata”.
“Pensa che il film abbia delle caratteristiche tipiche della commedia italiana più nobile?”
“Si, tutte le storie che parlano di personaggi reali finiscono con l'essere critiche verso un certo tipo di società e le nostre migliori commedie di costume lo sono sempre state nei confronti dell'ambiente che veniva di volta in volta preso di mira: in questo caso è stato identificato nella malasanità e nelle “deviazioni” nelle cliniche private e pubbliche e il film lancia diverse frecciate particolarmente incisive. Certamente, visto come sono andate le cose nella realtà, c'è da dire che la denuncia appare in fondo fin troppo contenuta.. c'è un finale che suona anche in qualche modo rasserenante ed euforico ma è anche vagamente ironico, perché la vita comunque continua, ma potremmo essere davvero tutti migliori..”.
“Quali sono secondo lei le caratteristiche vincenti di Carlo Vanzina?”
“Carlo sa sempre benissimo quello che vuole, non perde tempo, ha un grande mestiere, non ha mai il problema di come e dove piazzare la macchina da presa, rivela una grande sicurezza che gli deriva anche dal privilegio di un'eredità speciale come quella di suo padre Steno e questo quando lavori con lui ti dà grande tranquillità, ti senti protetto, sai che stai portando bene a casa il risultato. In questo caso potevamo contare su un copione solidamente costruito ma durante la lavorazione di un film comico succede spesso che anche gli attori facciano proposte e diano suggerimenti che stiano in piedi: Carlo è sempre disponibile e ricettivo, non perde mai le staffe e contribuisce positivamente alla serenità generale e al divertimento collettivo”
Vincenzo Salemme (Antonio)
“Che cosa l’ha convinta a recitare in questo film?”
“Mi piacciono i personaggi non buonisti e appena ho letto il copione ho pensato che Antonio, questo banchiere disincantato che si adatta al malcostume dilagante ma che alla fine paga di persona senza avere intascato niente per sé, sarebbe stato una simpatica canaglia interessante da interpretare. Ho capito che si trattava di un bel film, divertente e leggero ma anche capace di raccontare in maniera efficace il costume nazionale, e che ci sarebbe stata l'opportunità di improvvisare insieme a Carlo Vanzina, un regista attento che ti chiede sempre di adattare su di te e sulle tue corde le battute del copione, analogamente a quanto fa un altro uomo di cinema talentuoso ed esperto come suo fratello Enrico. Ho apprezzato molto il fatto che il film offra a tutti la speranza di una seconda possibilità, oltre ad una sana cattiveria nel sapere leggere i comportamenti degli uomini senza ipocrisia, con i toni della commedia e col divertimento ma facendo passare anche temi importanti: in Italia è questo il modo di narrare più efficace e più apprezzato dal pubblico”.
“Come si è trovato con Vanzina e con gli altri attori?”
“Si sta bene con Carlo, con lui non vedi l'ora di cominciare a recitare, per un attore è importante farlo con persone competenti, è sempre un piacere e una gioia. E' un gran signore oltre che un regista di talento che ti dà volentieri fiducia perchè conosce bene i meccanismi della commedia, mi ci trovo sempre molto bene e mi affido a lui completamente, ma questa volta mi è sembrato che anche se il film fa molto ridere, lui abbia avuto l'intenzione di voler approfondire la materia riuscendo alla fine a coniugare al meglio l'anima comica e quella riflessiva, senza mettere da parte la denuncia sociale e civile. Nella tradizione più nobile della nostra commedia in fondo questo può essere un tentativo di raccontare adeguatamente quel malcostume dell'Italia di oggi che il nostro cinema, soprattutto quello cosiddetto d'evasione, sembrava avere rimosso”.
”Il dirigente di alto rango che lei interpreta è certamente un mascalzone ma non è un criminale pericoloso.. e non sfugge alle proprie responsabilità…”.
“Non era il caso di filmare scene troppo drammatiche nell'ambito di una commedia simile perché altrimenti il pubblico sarebbe rimasto sconcertato, ma pur restando nell'ambito di una storia divertente non si tende mai a giustificare una persona che ha sbagliato: come cittadino io non accetto il malcostume, sono contro la furberia e a favore dello Stato di diritto (e anche di quello ..di dovere), mentre come attore ho l'obbligo di interpretare bene un personaggio, di creare curiosità e di far ridere. La risata ti consente anche di mandare dei messaggi e di mettere in guardia lo spettatore invitandolo a considerare quale fine si rischia quando si fanno gli imbrogli”.
“Crede che in Italia ci sia ancora spazio per il cinema che offra qualche riflessione accanto a quello di puro intrattenimento?”
“Ci sono tanti generi diversi e vanno affrontati tutti con competenza e mestiere adeguati, facendo quello che si sa fare con un pò di buon senso: va bene tutto, non è realistico pensare a priori che se funziona il cinema comico poi non andrà bene quello di impegno, bisogna sempre variare l'offerta, il pubblico è molto meno stupido di quello che sembra, sa scegliere sia le occasioni di evasione che quelle di riflessione più seria”.
Enrico Brignano (Cesare)
“Che tipo di personaggio è Cesare, il poliziotto-intercettatore che lei interpreta in questo film?”
“Sembra che per giocare bene le mie carte al cinema devo avere una storia d'amore che va male e che alla fine si risolve con un “happy end”: queste costanti sono un po' il il mio “marchio di fabbrica” e rappresentano il punto di forza anche de “La vita è una cosa meravigliosa” che prende direttamente spunto dalle commedie ottimiste di Frank Capra. In fondo nell'immaginario collettivo il mestiere del poliziotto viene visto come un impegno civile e sociale importante al servizio dei cittadini: direi che Cesare è un uomo buono, un personaggio positivo a tutto tondo anche se rivela varie debolezze ed ingenuità: in un primo tempo manda in fumo un'indagine intervenendo d'istinto e fuori dalle regole quando scopre fortuitamente ascoltando un telefono sotto controllo che la sua ragazza fa la escort di lusso e lo tradisce. Successivamente usa le informazioni ottenute grazie al lavoro per conquistare la ragazza luminosa e schietta di cui si innamora, venendone ricambiato fino a quando lei lo smaschera e lo allontana, sino al trionfo finale dei sentimenti buoni e veri”.
“Quali sono secondo lei i punti di forza del film?”
“Fin da quando ho letto il copione mi sono accorto che i tre diversi protagonisti maschili con le rispettive vicende che si intrecciano si muovono in un contesto che denota la ricerca di uno spessore dramaturgico maggiore ed una volontà di approfondimento diverso dal solito. Ho ritrovato diverse analogie con “South Kensington”, un altro film in cui sono stato diretto da Carlo qualche anno fa, dove soffrivo per una donna che mi tradiva e poi venivo “risarcito”: il tradimento nelle nostre commedie recenti sembra sempre dietro l'angolo, è una matrice comune ad esempio anche nei film di Gabriele Muccino o in quelli di Neri Parenti. “La vita è una cosa meravigliosa” offre vari spunti per la tenerezza del mio personaggio ma anche per piccole bugie come quelle del banchiere Salemme nei confronti del nuovo amico Laganà che ignora il suo enorme potere, insomma per diverse sfumature che vanno al di là della risata grassa, dando vita ad un tipo di comicità che non è quello delle torte in faccia ma rimane qualche tono sopra ed è destinata ad un target più vasto (come accadeva per certi film con Nino Manfredi): anche nei miei spettacoli teatrali, del resto, la mia ambizione costante è sempre quella di dar vita a qualcosa che non si bruci nell'attualità del momento ma che resti nel tempo..”.
“Che rapporto si è creato con Carlo Vanzina?”
“Tra noi si è consolidata nel tempo un'intesa profonda e una grande stima reciproca, lui e suo fratello Enrico sono tendenzialmente generosi nei miei confronti, sono entrambi molto disponibili, soprattutto Carlo che è il “maestro d'ascia”: è necessario arrivare “grezzi” sulla scena per essere poi modellati sulle necessità del momento, e quindi sulla base di una sceneggiatura solida c'è sempre spazio per l'improvvisazione, ma comunque concordata; sappiamo bene da subito tutti che se certi dettagli non sono scritti esplicitamente nel copione arriveranno strada facendo grazie alla creatività comune sul set. E' molto facile che qualcosa di nuovo nasca la mattina in scena mentre tutti sono già pronti: si prova, si collauda, spesso bastano solo due parole e un'intesa di massima e si parte: essendo sempre più ridotto il tempo di elaborazione del testo, spesso loro dimostrano una grande elasticità, si fidano di quello che dico e mi assecondano volentieri..”
“C’è stata una buona intesa sul set con altri attori?”
“Ottima, soprattutto con Luisa Ranieri che ha rappresentato per me un incontro fantastico, rivelandosi una professionista seria e di talento ma anche piena di spirito e di grazia. Avevo già recitato con lei in “Sms” di Vincenzo Salemme, ci eravamo intravisti in scena una volta sola ma lei rideva moltissimo per una mia semplice occhiata e ho capito subito che poteva essere una partner perfetta”.
Nancy Brilli (Elena)
“Come si è trovata alle prese con la signora altoborghese di “La vita è una cosa meravigliosa?”
“E'stata una bella occasione di misurarmi con un personaggio e delle situazioni che che ho sentito vicini alle mie corde, si tratta di una donna tipica del nostro tempo, un'esponente di una famiglia del “generone” romano abituata ad ottenere sempre tutto attraverso una corsia preferenziale, con molte facilitazioni e diverse scorciatoie, come dimostra il figlio scansafatiche raccomandato senza nessun merito. La sceneggiatura pesca con abilità nel contemporaneo e propone meccanismi consolidati, i furbetti del quartierino o dei quartieroni che si appoggiano ai politici per avere dei favori sono sempre esistiti..”.
“Si sente particolarmente a suo agio con Carlo Vanzina?”
“Si, mi sento a casa, è un grande tecnico della commedia, un genere nobile che oltre ad un copione solido richiede anche molta capacità di improvvisazione con tempi e modi adeguati. Mi ero divertita molto in passato nel girare con lui e suo fratello Enrico “Febbre da cavallo-La mandrakata” e “Italian restaurant” oltre che il suo recente “Un'estate al mare” dove ho scoperto la simpatia e il talento di Enrico Brignano nell'episodio da noi interpretato che omaggiava quello di “Quelle strane occasioni” con Alberto Sordi bloccato in ascensore con Stefania Sandrelli e turbato dalla sua presenza. Ma sono anche una grande fan di Vincenzo Salemme con cui avevo già recitato anche in “Ex” di Fausto Brizzi e che interpreta mio marito in queste settimane sul set di un nuovo film con Massimo Boldi: insomma mi ritrovo ciclicamente accanto ai miei super attori comici…”.
Pensa di avere una particolare predisposizione per la commedia?”
“Mi diverto molto, mi fa tornare a casa quasi sempre di ottimo umore, mi diverto ad inventare nuove situazioni e poi se quando giri un film drammatico quando torni a casa ti rimane addosso tutto lo stress che hai accumulato, ultimamente le situazioni brillanti mi fanno essere sempre più su di giri. E poi c'è la risata del pubblico, una risata e liberatoria e ricostituente anche per chi la provoca..”.
Luisa Ranieri (Laura)
“Chi è la Laura che lei interpreta nel film?”
“Sono “condannata” da sempre a recitare ruoli di donna più matura, perché ho una fisicità importante fin da quando avevo 18 anni, e in questa occasione Carlo Vanzina tra le tante piacevoli sorprese mi ha regalato finalmente anche l'opportunità di interpretare il ruolo di una ragazza normale. E' una “bonacciona” sognatrice ed ingenua, che mentre lavora a domicilio come estetista nella casa di Nancy Brilli, moglie del chirurgo Proietti, fa innamorare per la sua tenerezza il poliziotto Brignano che la scopre mentre intercetta un telefono durante un'inchiesta: prima ne viene attratta e poi si sente tradita senza che lui per dovere di riservatezza possa spiegarle come era entrato in contatto con lei, sino ad un ricongiungimento finale. Di questa Laura mi è piaciuta la schiettezza da brava ragazza, l'inconsapevolezza con cui “porta” la propria bellezza, una dote che ultimamente sembra diventata un valore assoluto e nel cui nome quasi tutti sono pronti a passare “sui cadaveri degli altri”. Mi piace il fatto che non è una persona cinica né arrivista e che non abbia nessuna voglia di fare la velina o di “sfondare” usando la propria avvenenza: grazie al Cielo esistono ragazze belle ma normali che non puntano solo a certi mestieri facili, ma coltivano altri valori. Se il modello dell'attuale società che passa attraverso la tv e i giornali è la donna/guerriero a caccia dell'uomo ricco da sposare, a me piaceva invece tornare a proporre un tipo di personaggio considerato fuori moda nella vita e piuttosto raro anche al cinema”.
“Come si è trovata sul set?”
“Avevo già recitato con Enrico Brignano nel film “Sms” di Vincenzo Salemme: è un tipo logorroico, travolgente, piacevole e simpaticissimo, sul set e fuori mi ha fatto sempre ridere moltissimo (una volta fino alle lacrime, quando fingeva al telefono di essere la propria nonna, imitandone la voce) a partire dal primo giorno di lavorazione quando è venuto da me al trucco e mi ha detto “Ma ti sei fatta dare l'indennità per bilanciare il sacrificio di dovermi baciare?”. Tra noi si è creato un bellissimo rapporto, mi sarebbe piaciuto interagire di più in scena anche con gli altri attori, da Gigi Proietti - che rappresenta per me da sempre un vero e proprio mito - ad altre persone di grande talento come Nancy Brilli. Per quanto riguarda Carlo Vanzina ho trovato in lui un gran signore, un maestro che ha grande rispetto del lavoro degli altri e sono stata piacevolmente sorpresa dal fatto che non spreca mai un metro di pellicola, sa esattamente quello che vuole, ha tutto il montaggio già in testa. E. un segnale di estrema sicurezza che in passato avevo notato soltanto in un altro grande autore come Pupi Avati. Carlo è velocissimo, con lui non ci sono mai momenti di stasi e non hai mai tempo di farti un sonnellino tra una scena e l'altra ..”.
“Si sente particolarmente predisposta per la commedia?”
“Penso che la commedia rappresenti la nostra storia, sia quella del cinema che quella del Paese: Vittorio De Sica, ad esempio, l'ha coltivata per tutta una vita, era un genio capace di alternare al dramma quella tipica ironia piena di leggerezza, intensità e signorilità che ultimamente ritrovo anche in suo figlio Christian' E' un genere che mi piace molto, soprattutto se, come è avvenuto in occasione de “La vita è una cosa meravigliosa”, offre delle occasioni all'insegna della leggerezza e dell'assenza di volgarità. Sarei prontissima a girare subito un altro film brillante con Carlo ed Enrico Vanzina se loro avessero un altro ruolo analogo per me, ma si tratta di un genere che ho potuto frequentare solo col tempo. Sento che le mie corde più congeniali sono state sempre quelle drammatiche e mi piacerebbe poter misurarmi presto con un ruolo serio ed importante per il cinema: molte attrici hanno cambiato registro solo strada facendo, credo che l'ideale sarebbe d'ora in poi poter alternare le due opportunità come mi sta accadendo in teatro in questi mesi con la trasposizione de “l'oro di Napoli”.
Emanuele Bosi (Marco)
“Com’è nata questa esperienza?”
“Quando sono andato a sostenere un provino con Carlo Vanzina per il ruolo di Marco non avevo troppe speranze, non mi sentivo all'altezza di recitare accanto a tanti attori di quel calibro e per di più in un ruolo comico, ero molto scettico. Poi un giorno Carlo mi ha chiamato per un nuovo incontro nel suo ufficio e mi ha spiegato come avrebbe voluto il personaggio, che è un antennista borgataro, un tipico ragazzo di periferia che rappresenta l'esatto opposto della giovane borghese “pariolina” interpretata da Virginie Marsan di cui si invaghisce: ho capito che mi aveva scelto davvero ma gli ho dovuto chiedere di confermarmelo perché non riuscivo a crederci.. “
“Che cosa è successo poi quando vi siete ritrovati sul set?”
“E'stata la prima volta in cui venivo diretto da un grande regista e per me questo è stato già un grande regalo: conoscevo i film di Carlo ma sono stato subito affascinato dal modo con cui governava il set. Recitare con lui è stato il momento più bello della lavorazione, mi si è rivelato come una persona nobile e raffinata, l'ho scoperto pacato, concreto, puntuale e preciso nella direzione degli attori. Anche se potevamo contare su un copione piuttosto rigido lui ogni tanto ci dava dei consigli utili, anche per andare un po' al di fuori dalle linee guida, riusciva a farti capire le cose con tranquillità, si vedeva che grazie alla sua enorme esperienza non aveva bisogno di troppe parole. Mi ha portato naturalmente verso certe espressioni e certi modi di pronunciare una battuta che hanno sorpreso me per primo, è riuscito a farmi fare delle cose a cui non sarei mai arrivato da solo. Poi quando ti ritrovi in scena con grandi commedianti sei costretto a metterti in gioco, è un pò come quando sei sulle montagne russe, ti rassegni e ti lasci andare al divertimento”
“Si sente vicino a Marco e alle sue dinamiche?”
“Sì, perché come contesto sociale provengo da un quartiere di periferia e da una famiglia di lavoratori. In passato ho lavorato come cameriere e ho fatto altri mestieri umili, sono cresciuto con quest'indole e per questo motivo mi sono un pò identificato sia nella storia che in Marco, che è un'anima buona e tranquilla e rivela una bonomia tipicamente romana che rappresenta la sua vera forza.
Virginie Marsan (Vanessa)
“S’identifica nella ragazza che interpreta?”
“Vanessa vive come me in una famiglia borghese ma non è una snob altera e distaccata dalla vita reale, tanto è vero che alla fine s'innamora di Marco che è un ragazzo alternativo lontano anni luce dal suo contesto sociale. Il personaggio credo che mi somigli per le scelte fuori dei canoni e per la capacità di mettersi sempre in gioco: nella vita io sono più trasgressiva, mi vesto sempre di nero, mi sento più tranquilla in un rave party che in un matrimonio dell'alta società e preferisco frequentare un ragazzo tranquillo di estrazione diversa dalla mia con cui però ci si può fare qualche risata. Inoltre più dei borghesi consolidati, impegnati magari solo in riti formali di facciata, mi piacciono i musicisti e la gente piuttosto alternativa”.
“Con Carlo Vanzina lei ha un rapporto consolidato da tempo..”
“Carlo è il secondo marito di mia madre e quando gli capita di dirigermi in un suo film si rivela sempre partcolarmente esigente. Mentre con gli altri è più generoso e calmo, con me diventa inflessibile e, forse perchè rappresento comunque una persona di famiglia, se sbaglio qualcosa io si innervosisce di più del solito. Carlo è sempre molto concentrato sul suo lavoro, si alza alle 6 del mattino, e spesso quando sul set non può mandare gli altri a quel paese comincia a borbottare contro di me. Sul lavoro comunque è sempre tranquillo, veloce, va dritto al risultato, ha tutto molto chiaro in testa e mette tutti a loro agio grazie alla sua grande professionalità ed all'esperienza collaudata.
“Che rapporto si è creato sul set?”
“Mi sono divertita molto, c'è stata disinvoltura e naturalezza fra tutti noi ed è nato un bel feeling con Emanuele Bosi che ho trovato amichevole, simpatico e divertente. Come dicevo prima sono sempre felice di lavorare con Carlo. Mi piacerebbe molto essere valorizzata anche in altri contesti, magari anche attraverso personaggi più dark e trasgressivi: da spettatrice ho amato infinitamente certi film come “Le ragazze interrotte” o “Il giardino delle vergini suicide”, quelli del genere tragico con sentimenti pieni e profondi, insomma. Aspettaro arrivino le occasioni giuste: mi piacerebbe per esempio girare con Gabriele Muccino, trovo i suoi film realisti”.
“Ha qualche ricordo particolare del periodo della lavorazione?”
“Ho dei tatuaggi sul braccio sinistro e questo ha in qualche modo influenzato le riprese: Carlo doveva fare molta attenzione a non inquadrarli, le truccatrici a causa mia erano costrette a perdere un'infinità di tempo per coprirli e credo che abbiano finito con l'odiarmi parecchio. Ora sarei pronta a girare un tipo di film dove non sono costretta a cancellare i tatuaggi: sono belli, anche se ingombranti e un pò difficile da nascondere, ma se ci fosse un personaggio che giustificasse la loro presenza, li adotterei insieme al capello corto più trasgressivo e “rock'n roll”, e avrei finalmente un ruolo diverso da quelli borghesi che ho recitato finora”.
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