Godzilla di Gareth Edwards

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locandina Godzilla
 
Regista: Gareth Edwards
Titolo originale: Godzilla
Durata: 125'
Genere: Fantascienza
Nazione: U.S.A.
Rapporto:

Anno: 2014
Uscita prevista: 15 Maggio 2014 (cinema)

Attori: Aaron Taylor-Johnson, Bryan Cranston, Elizabeth Olsen, Juliette Binoche, David Strathairn, Ken Watanabe, Sally Hawkins, Al Sapienza, Brian Markinson
Sceneggiatura: Max Borenstein, Frank Darabont, David Callaham

Trama, Giudizi ed Opinioni per Godzilla (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
 
Fotografia: Seamus McGarvey
Montaggio: Bob Ducsay, Jim May
Musiche: Alexandre Desplat

Produttore: Jon Jashni,Roy Lee,Dan Lin,Brian Rogers,Thomas Tull,Mary Parent
Produttore esecutivo: Yoshimitsu Banno,Doug Davison,Kenji Okuhira,Alex Garcia,Patricia Whitcher
Produzione: Disruption Entertainment, Legendary Pictures, Toho Company, Warner Brothers
Distribuzione: Warner Bros

La recensione di Dr. Film. di Godzilla
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Colonna sonora / Soundtrack di Godzilla
“Glad About That”
Written by Arrow Brown
Performed by Linda Ballentine
Courtesy of The Numero Group
By arrangement with Bank Robber Music

“Breakfast In Bed”
Written by Donnie Fritts and Eddie Hinton
Performed by Dusty Springfield
Courtesy of Atlantic Recording Corp.
By arrangement with Warner Music Group Film & TV Licensing /
Courtesy of Mercury Records Limited
Under license from Universal Music Enterprises

“The Weathered Man”
Written by Colton Fisher, Jason Rabinowitz, James Katalbas and Jaron Lamot
Performed by The Holy Bridge Orchestra
Courtesy of The Math Club
Under license by Music Asset Management, Inc.

“See The Way”
Written by Barry Pointer, Dann Saxton, Colton Fisher and Jason Rabinowitz
Performed by LikeWize
Courtesy of The Math Club
Under license by Music Asset Management, Inc.

“Ka Huila Wai”
Written by Alfred Alohikea
Performed by Israel “IZ” Kamakawiwio'ole
Courtesy of Mountain Apple Company HAWAII / Big Boy Records

“My Heart Can Feel The Pain”
Written by Virgil Johnson
Performed by The Tonettes
Courtesy of The Numero Group
By arrangement with Bank Robber Music

“You’re The Devil In Disguise”
Written by Bill Giant, Bernie Baum and Florence Kaye
Performed by Elvis Presley
Courtesy of Victor / RCA Records
By arrangement with Sony Music Licensing

“Requiem for Soprano, Mezzo-Soprano, 2 Mixed Choirs and Orchestra”
Written by György Ligeti
Performed by the Frankfurt Radio Symphony Orchestra conducted by Michael Gielen & Bavarian Radio Chorus conducted by Wolfgang Schubert
Courtesy of Wergo/Schott
By arrangement with Source/Q

Soundtrack Album on WATERTOWER MUSIC
Produced in Association with Advanced Audiovisual Productions, Inc.


Informazioni e curiosità su Godzilla


Note dalla produzione:

L’EREDITÀ DI GODZILLA
“L’arroganza dell’uomo è pensare di avere la natura sotto il proprio controllo e non l’esatto contrario”.
—Dott. Serizawa

Nel 1954, la giapponese Toho Co., Ltd., realizzò l’innovativo film sui mostri di Ishiro Honda, “Godzilla”, in un paese che si stava ancora riprendendo dalla devastazione della Seconda Guerra Mondiale. Il film ebbe un incredibile successo in Giappone e, 60 anni dopo, continua a risonare nel mondo grazie alla paura ed all’orrore dell’era atomica instillate da questa agghiacciante forza della natura... Godzilla.
“‘Godzilla è il caposaldo dei film sui mostri”, dice Gareth Edwards, il regista britannico alla guida della nuova epica edizione della creazione iconica della Toho. Edwards è cresciuto guardando film giapponesi sui mostri, prima di scoprire su DVD il capolavoro del 1954 di Honda ed è rimasto affascinato dal suo crudo sotto testo allegorico e dalla sua modernità.

“Se si andasse a domandare in giro per il mondo del profilo di un dinosauro gigantesco che incombe su una città, tutti saprebbero di chi si tratta — non importa se abbiano visto il film di Godzilla o meno. Ma quello di cui molta gente non si rende conto sul film originale giapponese di ‘Godzilla’, è che si tratta di un film molto serio.
Credo che questo sia il motivo per cui si sia così affermato nella cultura giapponese—perché non è soltanto un grande film di mostri, ma anche molto catartico per lo spettatore vedere quelle immagini portate in vita sul grande schermo in modo così viscerale e reale”.

Rigirato parzialmente, ammorbidito sul piano metaforico e doppiato in numerose lingue, il film fu distribuito all’estero solo due anni più tardi e così nacque la leggenda. Negli ultimi sessant’anni, l’imponente “Re dei Mostri” ha fatto scuola nella cultura popolare, generando numerosi sequel, un esercito di giocattoli ed ha preso vita in ogni campo, dai fumetti ai videogiochi. Emerse così un nuovo genere di film—kaiju eiga—e Godzilla divenne uno dei più amati e conosciuti eroi della storia del cinema.

Bryan Cranston, una delle star del nuovo film, ha ricordi vividi di quando rimaneva incantato a guardare il mostro scatenarsi in TV durante la sua infanzia. “Godzilla con il suo alito di fuoco... distruggeva tutto nella sua scia”, ricorda Cranston. “In realtà era un uomo che indossava un costume e calpestava una Tokyo in miniatura, ma era meraviglioso per noi ragazzini. C’è una parte di me che è ancora lì, ma la sensibilità di come fare un film del genere è maturata; il pubblico si è evoluto. Non si tratta solo di Godzilla che distrugge ogni cosa. La gente nutre ancora delle curiosità per lui, ma vuole anche capire cosa sta succedendo e capire i personaggi che vivono la storia in quel contesto”.

Come Cranston, Thomas Tull della Legendary Pictures è cresciuto divorando film con i mostri, ma nella sua testa il gioiello di punta della Toho la ha sempre fatta da padrone. “A partire dal suo distintivo ruggito al profilo delle pinne dorsali, fino al fuoco radioattivo che gli esce dalle fauci, Godzilla è un’assoluta icona globale”, dice. “Nel corso degli anni, la Toho ha esaminato il personaggio in diversi modi e lo ha contrapposto ad un’intera gamma di creature giganti, ma il mio favorito rimarrà sempre l’originale giapponese, che parlava certamente di un mostro terrificante ma era anche un profondo racconto ammonitorio”.

Tull, produttore del film con Jon Jashni, Presidente della Legendary Pictures e Mary Parent, produttrice di lungo corso e Brian Rogers, cineasta britannico, nutriva da tempo la passione di portare il titanico leviatano sul grande schermo. “Abbiamo sempre avuto l’intenzione di fare giustizia di quegli elementi essenziali che hanno permesso a questo personaggio di rimanere rilevante per tutto questo tempo”, spiega Tull. “Il nostro piano era quello di produrre il Godzilla che noi, in quanto appassionati, volevamo vedere—un film che non sembrasse una mera avventura mozzafiato, ma che tornasse anche alle sue radici nel creare una storia umana nel contesto del mondo attuale. Aspetto questo film da una vita”.

Fondamentale per questa sfida di reinventare un tale iconico personaggio, è stata la scelta di mettere un regista che fosse in grado di offrire una nuova prospettiva ed un’estetica cinematografica appassionante, rimanendo però fedele all’integrità ed all’eredità di Godzilla. Tutte queste qualità sono state trovate in Gareth Edwards, un regista emergente che ha sorpreso il mondo del cinema indipendente con il suo premiato “Monsters”. Edwards non ha solo sceneggiato e diretto il film, ma ha anche progettato, girato e creato da solo tutti gli effetti visivi con il solo ausilio del suo computer portatile.
“Già dalla nostra prima conversazione con Gareth, abbiamo avuto l’impressione che fosse un appassionato fan di Godzilla”, fa notare Tull. “E dopo aver visto ‘Monsters’, realizzato con un budget veramente modesto, ci siamo convinti che se avesse disposto di risorse maggiori ed un soggetto adeguato, avrebbe potuto fare cose straordinarie”.

Jon Jashni aggiunge che il giovane regista ha trovato il perfetto equilibrio tra invenzione e realtà umana. “Solo perché hai a disposizione enormi risorse digitali, non vuol dire che sei costretto a farlo, poiché ciò non aiuta lo spettatore ad entrare a far parte del mondo che stai cercando di creare”, dice il produttore. “In Monsters, Gareth doveva lasciare all’immaginazione dello spettatore molto più di quanto non fosse stato in grado di realizzare. Arrivava da una prospettiva basata sul personaggio, inserito nel mondo reale ed accompagnati da elementi ultraterreni nello stesso ambiente. ‘Monsters’ era il microcosmo di quello che speravamo di realizzare con il nostro film di Godzilla: qualcosa di reale e vero”.

Anche la produttrice Mary Parent è rimasta colpita dal film indipendente di Edwards, avendo notato che sia la sua sensibilità di narratore che l’esperienza di regista ispiravano fiducia in tutti e che Godzilla sarebbe stato in buone mani. “Sapevamo che Gareth avrebbe incanalato la sua visione di artista e narratore, insieme con la sua padronanza nel campo degli effetti visivi, per realizzare un film che fosse degno del personaggio in questione ed in modo mai visto prima", dice la Parent. “Ma sapevamo anche che lui era in grado di creare personaggi con cui relazionarci e provare affetto, oltre che far vivere al pubblico l’esperienza di ‘Godzilla’ attraverso gli occhi delle persone coinvolte nell’avventura”

Consapevole di avere ottenuto le redini di una leggenda, Edwards si è ispirato — così come fece Ishiro Honda prima di lui — al mondo che lo circonda. “So che sembra impossibile, ma immaginate per un momento l’arrivo di una enorme creatura con la quale l’umanità non riesce neanche a comunicare, tantomeno controllare...come pensate che sarebbe?”. “Come reagirebbe il mondo? Siamo stati tutti testimoni di disastri incomprensibili, naturali e non, che ricordano scenari di un film ma che sono realmente accaduti. Quindi la difficoltà nel realizzare l’ultimo film di Godzilla, era quella di rispecchiare la realtà, che ci porta al cuore di ciò che Godzilla è realmente”. Tull dice, “Una delle cose che volevamo fare nel film, condivisa anche dai nostri partners della Toho, era di ambientare parte della storia in Giappone e mantenere la relazione di Godzilla con l’energia nucleare, ma farlo con rispetto e sensibilità alla luce dei fatti recenti".

Il produttore Brian Rogers aggiunge, “I paralleli proposti nel film del 1954, l’equilibrio tra uomo e natura e tutti i potenziali modi di spingere quest’argomento all’estremo, sono ancora attuali come lo erano già a quei tempi—forse al giorno d’oggi anche di più”
Lavorando nei dintorni di Londra, Edwards si è imbarcato in maratone di sessioni di Skype con lo sceneggiatore che si trovava a Los Angeles, Max Borenstein, per dare corpo alla storia che desse delle indicazioni sull’origine di Godzilla e dipanare i misteriosi eventi che preannunciano la sua comparsa nel contesto del mondo attuale.

Sebbene l’attore Ken Watanabe sia cresciuto in Giappone, non aveva mai visto il film del 1954 fino a poco tempo fa, è stato colpito dalla cura meticolosa di Edwards nel rendergli onore. “Il ‘Godzilla’ originale vaglia la domanda provocatoria con cui la società giapponese dell’epoca era alle prese—nove anni dopo i bombardamenti—quando le cicatrici emotive e fisiche erano ancora ben presenti”, riflette l’attore. “Gareth ha una profonda consapevolezza di quel film ed io ho risposto al suo coraggio ravvivando di nuovo quelle idee”.
Borenstein ha scritto la sceneggiatura, da un soggetto di David Callaham, dopo essersi gettato a capofitto nelle ricerche, compresa la visione di tutti e 28 i film di “Godzilla” prodotti dalla Toho Co., Ltd., e le serie della Showa, Heisei e Millennium.

“Avevamo l’ambizione di trattare questa storia come se fosse un terribile e reale incidente accaduto ai giorni nostri, con tutta la gravità del disastro reale, pur realizzando un grande e spettacolare film di mostri divertente da vedere”, racconta in dettaglio Borenstein. “Il film originale è uno straordinario racconto di insignificanza umana al cospetto della natura, ma con la forza umana e la capacità di risorgere e sopravvivere a disastri di simile gravità”.
Prima che fosse stato girato anche un solo fotogramma di “Godzilla”, il regista ed i produttori hanno creato un teaser di 90 secondi per esprimere l’umore che volevano dare al film e che ha debuttato all’annuale Comic-Con International davanti a circa 7.000 fan in delirio. La scena sgranata rivelava una città ridotta in macerie, con la gigantesca creatura che si materializzava tra il fumo e la polvere emettendo il suo assordante ruggito.

Su quelle immagini, Edwards ha aggiunto il sonoro con le parole inquietanti di Robert Oppenheimer, “padre” delle bombe atomiche che ridussero le città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki a ceneri radioattive, citando le scritture Hindu per descrivere l’incomprensibile Vaso di Pandora che avrebbe aperto: “Ora io sono diventato la morte, distruttore dei mondi”.
Godzilla ha sempre avuto in sé mistero e dualità—un essere composto da puro istinto che non si muove in sintonia con l’umanità, ma che la sovrasta ergendosi implacabile dalle acque del mare. “I mostri hanno sempre rappresentato delle metafore per qualcos’altro”, nota Edwards. “Rappresentano la parte oscura della nostra natura e le paure di ciò che non siamo in grado di controllare. In un certo senso, Godzilla impersona una specie di ‘furia divina’—non nel senso religioso, quanto piuttosto la punizione della natura per quanto abbiamo fatto al mondo. Nel nostro film, abbiamo insistito su quest’idea”.


LA STORIA ED I PERSONAGGI
“Godzilla” si svolge in continenti diversi e si dipana nel corso di decenni, seguendo l’impatto di una serie di misteriosi e catastrofici avvenimenti, attraverso l’occhio di un gruppo di persone intrappolati nell’epicentro. “Il nostro film non racconta la storia da una prospettiva di onnipotenza”, spiega Tull.
“Nel mezzo di questa crisi troviamo alcune persone le cui vite ne vengono irrimediabilmente sconvolte. Questi non sono supereroi, ma persone normali coinvolte in circostanze eccezionali, il che ha reso il casting una componente vitale del nostro film”. Con questo spirito, Edwards ha deciso di popolare il film con attori che dessero un livello interpretativo in grado di dare un senso di verità alla straordiinaria avventura dei personaggi.

“In un film come questo, puoi giocarti un solo jolly, che è il fatto che nel mondo esistono mostri giganti”, dice. “Il resto deve essere il più credibile possibile, che è una delle ragioni che mi fa sentire incredibilmente fortunato di avere un cast del genere. Sono stati capaci di intendere il copione, portarlo in vita e creare una realtà emotiva che aiuta a farci credere in tutto il resto”.
Per il cast, la combinazione tra un’icona del cinema e la visione di Edwards per quest’epica rinascita, ha reso “Godzilla” un progetto irresistibile. “La prima volta che io e Gareth abbiamo parlato del film, mi ha detto di dimenticare che questo sarebbe stato un grande film di mostri”, ricorda Aaron Taylor- Johnson. “Ho adorato quello che significava Godzilla per lui, che voleva portarlo sullo schermo sullo sfondo di uno spettacolo disastroso ma anche raccontare la storia con un alto livello artistico ed emotivo. Questo è ciò che mi ha spinto ad accettare questo progetto e Gareth ha reso questa mia esperienza incredibilmente speciale”.

L’attore ha il ruolo centrale di Ford Brody, un ufficiale della Marina specializzato nel disarmare bombe, che appena riunito con la moglie ed il figlioletto a San Francisco viene chiamato ad aiutare suo padre in difficoltà in Giappone.
“Ford è l’eroe del film ed è coinvolto in diverse azioni”, commenta Edwards. “e dato che molto del racconto viene fornito visivamente, era fondamentale che capissimo cosa pensasse e provasse, quindi avevamo bisogno di un attore capace di comunicare molto con un singolo sguardo. Avevo visto ‘Nowhere Boy’ nel quale Aaron interpretava John Lennon e mi è sembrata una performance piena di sentimento. Nei suoi occhi c’era così tanta emozione ed intensità. Da quel momento ho capito che quello sarebbe stato il nostro uomo”.

L’esperienza di Ford nel disinnescare le bombe, lo conduce sul fronte di battaglia dell’umanità impegnata nella difesa contro la più grande minaccia mai affrontata prima, ma è combattuto tra il dovere ed il bisogno di trovare e proteggere la sua giovane famiglia. “Lui è il tipo di specialista di cui i militari hanno bisogno ed è solo sul campo”, spiega Taylor-Johnson. “Allo stesso tempo, la sua missione è di tornare dalla sua famiglia ed il suo incarico militaree diventa l’unico modo per potersi avvicinare a San Francisco. Ma è straziante perché sa che potrebbe anche non farcela mai”.
Intrappolata in città quando Godzilla distrugge San Francisco è la moglie di Ford, Elle Brody, interpretata da Elizabeth Olsen. Infermiera in un ospedale in stato di emergenza, Elle è costretta fare delle scelte dure tra il fare fronte alle perdite subite in termini di vite umane e proteggere il figlio di quattro anni, Sam, interpretato dall’esordiente Carson Bolde. “La storia di Elle è eroica per il lavoro che fa, ma è anche preoccupata di proteggere suo figlio”, aggiunge in dettaglio la Olsen. “La loro storia, l’avventura di Ford, e il tentativo di tornare da loro, è parte di quello che adoro del film—come il valore della famiglia sia il suo nucleo e come i momenti di crisi riescano a tirare fuori il coraggio e l’eroismo nascosti in ognuno di noi”.

Per Edwards, la sua predispozione alle scene sentimentali, la rende avvincente da guardare in quel ruolo. "Elizabeth da quello stile documentaristico alla sua recitazione—Sembra quasi che non stia neanche recitando. Con lei, è stato quasi come fare un dramma serio me che aveva per caso dei mostri giganti al suo interno".
La Olsen ha avuto un primo assaggio del livello di realismo che Edwards voleva dare al film, quando ha visto per la prima volta l’evocativo teaser che aveva realizzato. “L’approccio di Gareth mi ha conquistata, come è riuscito a riprodurre alcune delle scene disastrose che abbiamo visto in giro per il mondo”, nota. “Quello con cui Elle si confronta in questo film, si va ad intrecciare con le storie di gente coinvolta in questo tipo di vicende, e di cosa sarebbero disposte a rischiare per salvare le vite delle persone che amano”.

Questo è lo stesso impulso che guida Ford attraverso il suo viaggio e Taylor-Johnson ammette che, anche nel mezzo della pazzesca azione del film, le esigenze fisiche del ruolo hanno prevalso sulle difficoltà emotive che il suo personaggio si trova ad affrontare. “Ford viene duramente messo alla prova nel corso del film, sia internamente che esternamente”, dice. “Quando lo incontriamo per la prima volta, scopriamo che è un marito, un padre ed un figlio che tenta di essere tutte queste cose in maniera corretta, sotto il peso di un bagaglio emotivo veramente pesante. Ha delle questioni irrisolte con suo padre ed i suoi sforzi di ricucire la loro relazione, lo costringono lontano da casa nel momento in cui la sua famiglia ne ha più bisogno”.
Ford porta dentro di sé il peso di un incidente occorsogli da giovane, che ha diviso la sua famiglia 15 anni prima, quando viveva ancora con i suoi genitori in Giappone. Ma gli eventi che conducono a quel giorno fatale del 1999, ebbero origine più a sud, nelle Filippine, dove il film ha inizio.

Una remota miniera nella jungla delle Filippine è collassata, svelando al suo interno i resti fossilizzati altamente radioattivi di qualcosa molto grande e molto antica. Una coppia di scienziati agli ordini di una segreta organizzazione governativa, il Dott. Ishiro Serizawa e la D.ssa Vivienne Graham, arrivano sul luogo per esaminare la bizzarra reliquia.
Ken Watanabe interpreta Serizawa, uno scienziato giapponese che dedicato la sua vita alla ricerca di Godzilla e spera di trovare nella caverna le prove dell’esistenza della mitica creatura. “La sua missione va al di là della curiosità scientifica”, descrive Watanabe. “È preoccupato circa le varie forme di terrore che esistono al mondo, ed ha delle teorie su quello che definisce il ‘Predatore Alfa’ e del ruolo che gioca nel pianeta”.

Nel film, le origini di Godzilla sono collegate ad un ipotesi alternativa della storia recente, una eredità oscura che tormenta Serizawa, che ha preso il nome ed è stato ispirato dal personaggio principale del film originale giapponese. “Il Dott. Serizawa è lo scienziato che conosce meglio la creatura e Ken ha dato al personaggio complessità e profondità di sentimenti”, dice Edwards. “Durante le riprese ci piaceva scherzare sul fatto che nessuno ha più sguardi diversi di Ken. È un attore affascinante da guardare perché riesce a far vedere tutti i suoi pensieri con le espressioni del volto. Mentre giravamo, faceva sempre uno sguardo diverso oppure un sospiro o lasciava la stanza e noi dicevamo, 'Oh no, non fermarti, non fermarti.' Le riprese andavano avanti all’infinito perché non volevamo mai che finissero".

Watanabe ha risposto al desiderio di Edwards di attingere ai temi trattati nell’originale nel contesto del mondo contemporaneo. “Credo che il Giappone, ma in realtà il mondo intero, stia oggi affrontando difficoltà simili a quelle dell’epoca in cui fu fatto il primo film”, riflette Watanabe. “Godzilla non può essere separato dal discorso del nucleare e funge da richiamo urgente affinché noi si guardi al futuro e si decida in quale mondo vogliamo vivere. Così, quando ho letto il copione, sono rimasto colpito che il film di Gareth mantiene le connessioni di Godzilla alle conseguenze del tentativo di unire forze che a malapena comprendiamo”.
Sally Hawkins, che interpreta la collega di Serizawa, la D.ssa Graham, aggiunge che la passione di Edwards per il progetto, ha illuminato ogni decisione creativa sul set. “Doveva seguire parecchie cose, ma ha riservato molte attenzioni agli attori ed alla storia, sempre enfatizzando il bisogno di mantenerne l’animo e la verità”.

In tutte le scene girate in partecipazione con Watanabe, i due hanno mostrato di avere trovato una
connessione immediata. “Graham e Serizawa vivono quest’avventura insieme perché per entrambi il
loro lavoro è la ragione di vita”, condivide la Hawkins. “Quando facciamo la loro conoscenza,
scopriamo che comunicano quasi telepaticamente. E poi credo che Ken sia eccezionale. Ha una tale
presenza e lavorare con lui nel trasmettere la loro relazione, è stato veramente piacevole”.
Quando Graham e Serizawa scendono nel fondo della montagna, scoprono che l’intero sistema della
caverna conteneva la carcassa di una gigantesca creatura, ma che conteneva anche qualcos’altro. Ed
al suo fondo, scoprono con sorpresa che la montagna era esplosa dall’interno, dando il via ad una
trincea polverosa che attraversava tutta la foresta e che finiva dritta in mare.

A Nord del Mar della Cina, una serie di tremori scuote l’impianto nucleare di Janjira, dalle parti del distretto di Tokyo dove Ford, interpretato nella sua età giovanile da CJ Adams, vive con i genitori Sandra e Joe Brody, interpretati da Juliette Binoche e Bryan Cranston. Nel 1999, entrambi lavorano come scienziati all’impianto e la mattina dopo aver sentito i tremori della terra, suo padre è la prima persona a lanciare l’allarme.
Cranston spiega in dettaglio, “Joe è un ingegnere nucleare molto bravo nel suo lavoro. Ha riscontrato anomali schemi sonori in questi tremori che altre persone provano a catalogare come normali terremoti, ma i dati in suo possesso non sembrano supportare questa tesi. Sa che c’è sotto qualcosa di più e vuole far chiudere l’impianto nucleare, però nessuno gli da ascolto.
Alla fine lo accontentano, ma è già troppo tardi. È un contestatore nel senso buono del termine e
questa fama lo accompagna nel presente”.

Sebbene Cranston sia più conosciuto per aver portato sul piccolo schermo la tragica ed emozionante parabola umana di Walter White in “Breaking Bad”, Edwards lo ricorda nel ruolo di padre nella serie, “Malcolm in the Middle” convincendolo sin dall’inizio che il ruolo di Joe sarebbe stato suo. “Sono stato un grande fan di quella serie. Ritengo che spesso sia più difficile essere un buon attore brillante, di quanto non lo sia essere un attore drammatico e Bryan riesce ad essere sempre divertente, ma allo stesso tempo comunica emozioni in tutto quello che fa. Perciò durante tutta la fase di stesura di questa parte, nella mia testa Bryan è sempre stato Joe e fortunatamente ha accettato”.
Per il suo ruolo, Cranston, nonostante la sua dichiarata affezione ai film di Godzilla, non avrebbe mai immaginato di doverne far parte. “Ma, come mi ha detto Gareth, questo film è diverso”, ci relaziona l’attore. “Al suo interno ci sono molti personaggi, che contribuisce a rendere gli elementi fantastici della storia più esaustivi perché, mentre seguiamo le avventure di queste persone, vediamo anche che vengono prese decisioni giuste e sbagliate e relazioni che vengono interrotte e poi riprese. Ci sono tutti gli elementi per un buon dramma, che fanno da corollario ad un grande film di mostri”.

Juliette Binoche concorda, notando che, “I mostri hanno un enorme potere catartico. Queste storie ci aiutano a comprendere qualcosa di noi stessi e vedere le nostre emozioni su larga scala e Gareth, nel ruolo di narratore di storie lo comprende istintivamente. È un vero e proprio talento ed ho apprezzato molto lavorare con lui in questo film”.
Il personaggio della Binoche, Sandra Brody è, come suo marito Joe, anche una scienziata specializzata, ma la mattina in cui si verifica l’incidente il suo istinto di madre ha la meglio su tutte le altre considerazioni. “Quando la situazione alla centrale atomica si trasforma in uno stato di emergenza, deve fare una scelta”, racconta la Binoche. “Situazioni del genere si possono trasformare in momenti di totale verità e in quel momento, le sue azioni sono guidate dall’amore per suo figlio e per suo marito”.

Quindici anni più tardi, quando Ford arriva in Giappone per un difficile chiarimento con suo padre, trova Joe ancora provato dall’incidente che ha distrutto la centrale e rovinato la sua famiglia. Cranston commenta, “Joe ha passato una vita provando a svelare il mistero di quanto successe quel giorno, ma la vittima più grande di questa sua ossessione è la relazione con il figlio”.
Quando suo figlio arriva per riportarlo a casa, Joe è arrivato quasi al punto di riuscire a provare che le potenti forze, che hanno distrutto la centrale di Janjira nel 1999, si stanno ripresentando e le dichiarazioni di perdita di radiazioni sono solo menzogne messe in atto dal governo, architettate per nascondere la verità. Con un’ultima supplica, convince Ford ad accompagnarlo alla sua vecchia casa, per rintracciare le prove che il disastro fu tutt’altro che naturale. Ma dopo aver subito un’imboscata da parte delle forze dell’ordine, ciò che trovano nella zona di quarantena è ancora peggiore di quanto credessero.

Nel luogo ormai vuoto in cui fu trovata la reliquia a Janjira, scoprono l’enormità del segreto governativo: qualcosa ha trovato nutrimento dai reattori nucleari della centrale e dopo 15 anni, si è finalmente svegliato. Mary Parent rimarca, “Nel nostro film, scopriamo una forza distruttiva che è, per certi versi, la conseguenza dell’arroganza umana nei confronti della natura. Nei terribili eventi che seguono, Ford e Joe vengono trascinati assieme al Dott. Serizawa ed alla D.ssa Graham sulla nave della Marina che fungerà da centro di comando, per affrontare la crisi che si sta rapidamente evolvendo. A capo delle operazioni tattiche delle forze per difendere il pianeta da un nuovo terribile nemico, troviamo l’Ammiraglio Stenz, che insegue Godzilla nell’Oceano Pacifico, diretto verso le coste degli U.S.A.

Il celebre attore David Strathairn, che interpreta l’Ammiraglio William Stenz, ci racconta, “Nessuno al mondo ha mai incontrato prima qualcosa di così grande, perciò Stenz ha difficoltà ad ipotizzare soluzioni possibili. Non si può abbattere un mostro con delle normali munizioni e allora, a cosa si può ricorrere? Un ordigno nucleare? Quella è l’estrema risorsa militare, ma alzerebbe la posta in gioco in maniera radicale e, come ufficiale al comando della task force, Stenz è strategicamente in contrasto con Serizawa”.
Strathairn si è gustato questa conflitto filosofico con Watanabe. “Serizawa è uno scienziato specializzato e molto convinto del suo lavoro; è anche profondamente triste ed impaurito riguardo l’arroganza della nostra specie verso la natura”, osserva Strathairn. “Stenz è chiamato a fare delle scelte cruciali, che cozzano con le idee di Serizawa per risolvere la situazione e Ken ha messo una tale grazia a questi momenti veramente intensi tra di loro. Serizawa è il vero fulcro della di questa storia”.

Come i suoi compagni di cast, anche Strathairn è rimasto colpito dall’acume con cui Edwards ha catturato le dimensioni umane della storia di Godzilla. “Ritengo che questo film parli principalmente di come noi, fragili creature troppo spesso irresponsabili verso l’ambiente, reagiamo al simbolo di Godzilla, una figura metaforica per così tante cose di cui stiamo ancora cercando di migliorare. Gareth ha avuto un impegno mostruoso con questo film, tanto per rimanere nel tema, ed io sono veramente impressionato dal modo con cui ha trattato questo prodotto di franchise, questo dinosauro, pur rispettando ed onorando l’aspetto umano”.
Dopo aver assistito all’entrata dirompente di Godzilla nell’aeroporto di Honolulu, Ford si unisce ad una squadra militare in viaggio verso la terraferma, in seguito ad una colossale scia di distruzione attraverso città e paesi che sono stati rasi al suolo da forze di inimmaginabile potere. Approfittando dell’unica possibilità di mettere in salvo la sua famiglia, Ford si candida volontariamente per quella che potrebbe rivelarsi una missione suicida e entrare nel cuore di una San Francisco sotto assedio, in un disperato tentativo di salvare la città da un imminente attacco nucleare.

Con i suoi grattacieli abbattuti come giocattoli e i suoi rifugi sotterranei sovraffollati da terrorizzati rifugiati, la fragile città umana diventa un campo di battaglia a misura di mostro, dove il Predatore Alfa mette all’angolo le sue prede malvagie, scatenando tutta la sua furia in una battaglia epica per il sopravvento, con il futuro dell’umanità appeso ad un filo.
“Abbiamo dovuto scegliere come rivelare Godzilla al mondo in questo film”, dice Edwards. “È stato difficile ma avevea a che fare con la domanda se Godzilla fosse buono o cattivo. Io penso che rappresenti qualcosa di completamente diverso. È come chiedersi se un uragano sia buono o cattivo. Godzilla è una forza della natura, ma è più violento ed imprevedibile. Quello che combatte nel nostro film rappresenta veramente l’abuso della natura da parte nostra, così che quando Godzilla si scatena, lo fa per sistemare le cose”.


PORTARE A NUOVA VITA UNA LEGGENDA DI 60 ANNI
Per la produzione che ha supervisionato una complessa operazione come questa, non c’è stato niente di più difficile o esilarante che la creazione del suo elemento principale. “La Toho ci aveva dato la sua approvazione nel rivisitare il personaggio, ma per noi era importante allo stesso modo che Godzilla sembrasse Godzilla”, dice Tull. “Volevamo inserirlo in un contesto contemporaneo senza però allontanarci dal classico profilo con cui molti di noi sono cresciuti e Gareth ed il suo team hanno seguito questa linea con passione ed ispirazione”.
Lo sforzo di realizzare un Godzilla vivente sullo schermo con così tanti dettagli e realismo, ha richiesto un’ampia collaborazione di menti creative, incorporando il talento di specialisti come il disegnatore Matt Allsopp ed i disegnatori di creature della Weta Workshop, Ltd., Andrew Baker, Christian Pearce e Greg Broadmore, oltre agli illustratori, gli artisti dell’animazione keyframe e struttura della Motion Picture Company (MPC), gli specialisti del sonoro, movimenti e riferimenti visivi, tutti supervisionati dallo sguardo esperto di Edwards.

“Tutti sulla stessa barca”, ricorda il regista. “Quello che cercavamo di ottenere era di far sembrare che Godzilla si muovesse nel mondo reale. Una delle domande più frequenti era, ‘Se fosse una persona, chi potrebbe essere?’ E dopo averci pensato un po’ su, ci è sembrato che potesse essere l’ultimo Samurai—un solitario ed antico guerriero che se avesse potuto, avrebbe preferito non fare parte del mondo in cui vive, ma che è costretto dagli eventi a riemergere in superficie. Abbiamo buttato giù parecchi bozzetti e disegni e ci è voluto oltre un anno per arrivare a renderlo perfetto”.
Alto oltre 100 metri —il più grande mostro del cinema— all’inizio Godzilla era stato concepito interamente come frutto di lavorazioni digitali, che mantenesse la classica forma ed identità del personaggio originale. Bipede, anfibio, un leviatano con pinne dorsali letali, che si allungano minacciose fino alla lunga coda che usa per spazzare via il nemico, Godzilla apparteine alla specie immaginaria dei Godzillasaurus, che i paleontologi hanno scherzosamente associato alla famiglia dei Tyrannosaurus Rex o Ceratosaurus, ma un po’ più grande.

L’impegno della produzione nel catturare l’essenza di Godzilla, li ha infine ricondotti al 1954 — all’iconico costume in latex progettato da Teizo Toshimitsu della Toho, da lui realizzato assieme a Eizo Kaimai, Kanju Yagi e Yasue Yagi. Indossato con grande efficacia dall’attore Haruo Nakajima, il fortunato costume fu trasformato per mezzo dell’obiettivo di Ishiro Honda in un disastro nucleare in carne ed ossa, che sputava un fuoco di origine nucleare su una Tokyo decimata. Sebbene quegli effetti fossero innovativi per l’epoca, la produzione era convinta del fatto che 60 anni dopo e con gli strumenti in loro possesso, Godzilla sarebbe sembrato vivo e reale.
“È stato incredibilmente emozionante prendere ispirazione da quei vecchi film, ma la regola di Gareth sin dall’inizio, stabiliva che ogni cosa che avremmo creato doveva sembrare assolutamente reale”, ci conferma il supervisore degli effetti visivi Jim Rygiel. “La gente deve credere che ci sia una bestia alta oltre 100 metri che sta distruggendo le strade di San Francisco.”

All’inizio della produzione, Rygiel ha mostrato allo staff il primo test completo della creatura in movimento. “Si è sentito un sussulto in tutta la stanza”, ricorda Tull. “Gareth ed il team degli effetti visivi hanno fatto un lavoro incredibile, dando al personaggio un livello di dettaglio e movimenti naturali che non sarebbe stato possibile soltanto cinque anni fa. Ci sembrò quasi di vedere Godzilla in carne ed ossa per la prima volta”.
Ma al di sotto della sua pelle, quello che ha sempre contraddistinto Godzilla è il suo carattere unico e la sua presenza. “Ha un effetto incredibile sul pubblico, che rimane sia terrorizzato quanto attratto da lui, il che è in parte il motivo per cui il personaggio ha resistito così a lungo nel tempo”, dice Mary Parent. “Godzilla è sicuramente un tipo tosto, ma in lui c’è anche innocenza ed integrità morale. Ad un livello primario, non si sa mai quale sarà la sua prossima mossa. Allo stesso tempo è anche eroico e questa dicotomia è ciò che lo rende così interessante ed avvincente”.

Come per i suoi compagni di recitazione, l’animo di Godzilla è dipinto sul suo volto. Mentre la sua nuova rappresentazione si avvicina alle dimensioni del suo corto e ripido cranio, al muso largo ed alla bocca da carnivoro, per donargli una ricca gamma di espressioni nelle scene di lotta, la produzione ha studiato le facce di orsi e cani incorporando anche lo sguardo nobile dell’aquila. Per dirigere il personaggio nei dettagli della performance, Edwards si è avvalso della preziosa collaborazione dell’assistente di Rygiel in “Il signore degli anelli”, il pioniere della cattura dei movimenti Andy Serkis, che ha messo a disposizione la sua arte unica nella creazione di personaggi digitali Gollum, Caesar e King Kong, aiutando a dare forma all’arco emotivo del personaggio del titolo.
“All’inizio delle lavorazioni, sentivo che dovevamo decidere e controllare chi fosse Godzilla”, riflette Edwards, “ma, man mano che andavamo avanti, abbiamo iniziato ad accorgerci che era Godzilla stesso a dirci chi fosse, proprio come fanno gli attori che personalizzano i loro personaggi. Non siamo stati assolutamente capaci di dettare chi fosse; si è trattato solo di provare nuove idee e poi modificarle. E, a poco a poco, ci si è rivelato".

L’elemento finale dell’alchimia di Godzilla non è il suo aspetto ma il suo sonoro. Akira Ifukube, che compose l’ossessionante colonna sonora che accompagnò l’introduzione sugli schermi nel film del 1954, ebbe l’idea di creare il famoso ruggito usando un guanto ricoperto di resina facendolo scorrere sulle corde di un contrabbasso, ottenendo l’effetto di produrre un suono per il progettista del suono Ichiro Minawa, che lo ha utilizzato in seguito ad una diversa velocità per personalizzare ogni espressione.
“Il ruggito di Godzilla non si può adulterare o imitare”, dice Tull. “C’è solo un suono ed è quasi impossibile da ricreare, per quanto ci si sforzi”. Molto tempo prima che la produzione prendesse il via, i produttori ingaggiarono i progettisti suono premio Oscar®, Erik Aadahl e Ethan Van der Ryn (“Transformers”) per sperimentare tecniche differenti con lo scopo finale di ricreare l’agghiacciante ruggito, oltre che una serie di altri suoni che avrebbero dato all’azione una sensazione di viscerale terrore.

"Se vi siete immaginati che Godzilla fosse vero, allora quello che abbiamo sentito nel film del 1954 è proprio come sentire un nastro nei registratori degli anni ‘50” descrive Edwards. “Volevamo registrare quel sonoro dal vivo, in tutta la sua potenza con la fedeltà disponibile oggigiorno”.
I progettisti del suono hanno usato una certa varietà di tecniche differenti, hanno perfino provato con un guanto ricoperto di resina di pino su un contrabbasso per avvicinarsi all’originale. “Quel ruggito è probabilmente il più famoso effetto sonoro nella storia del cinema e volevamo rendergli omaggio, pur creando qualcosa di nuovo", dice Aadahl. “Abbiamo finito per registrare centinaia di suoni diversi che avevano la stessa qualità di timbro dell’originale e, finalmente, abbiamo scoperto la combinazione che ci ha fatto venire la pelle d’oca. Per finire, volevamo conferire tutta la potenza e la ferocia di Godzilla in quanto forza della natura, così che il pubblico chiudesse gli occhi, lo ascoltasse e immediatamente dicesse, 'Questo è Godzilla!'”

Scomposto il suono originale in tre parti — uno strillo metallico seguito da un lamento sconvolgente ed un muggito finale — i progettisti hanno condotto numerosi esperimenti con un ampia gamma di suoni, fino a raggiungere una combinazione con tutte le strutture ed il dramma sconvolgente del ruggito originale di Godzilla. Tull offre, “Quello che hanno ottenuto vi gelerà il sangue nelle vene. È il grandioso e minaccioso ruggito che Godzilla ha sempre meritato di avere”.
La moltitudine di effetti sonori inumani del film, è stata registrata ad alta risoluzione, con frequenza di campionamento a 192-kilohertz—oltre la soglia di udibilità umana—che è stata poi rallentata per renderla udibile all’orecchio umano.

Le ambientazioni sonore alla "Godzilla" racchiudono anche gli ambienti realistici nel quale si svolge la storia, realizzate grazie ai viaggi di Aadahl e Van der Ryn sui luoghi interessati, per registrare all’interno di tunnel e portaerei. "Gareth è un regista visionario e perfezionista, che ci ha sempre spronato a spingerci in avanti con gli esperimenti", rimarca Van der Ryn. "Lavorare in ‘Godzilla’ è stata un’avventura veramente speciale che abbiamo vissuto insieme ed una delle migliori esperienze della nostra carriera".

Uno dei loro obiettivi era di portare il ruggito di Godzilla nel mondo reale, così i progettisti hanno costruito un sistema sonoro alto 4 metri e lungo quanto un viale degli studios della Warner Bros. di Burbank. Il riverbero creato dal ruggito che usciva dai 100.000 watt degli altoparlanti allineati, è stato registrato da angolazioni diverse, come ad esempio dentro alcune automobili o dietro le vetrine dei negozi o nei vicoli. Oltre a far vibrare le tubature e i tetti, si poteva sentire anche a 5 chilometri di distanza.
Nel regno animale, un ruggito può esprimere un diverso spettro di emozioni, ma è senz’altro più efficace come asserzione di dominio quando il Predatore Alfa viene minacciato, “cosa che succede per davvero nel film”, suggerisce Edwards. “Nella nostra storia, Godzilla non è l’unico che prova a distruggere il mondo. È completamente ignaro della nostra presenza; per lui siamo come formiche. Però condividiamo la stessa casa e le nostre azioni giocano un ruolo chiave manifestando questa enorme minaccia al pianeta ed a Godzilla stesso. Volevamo realizzare l’estrema nemesi per Godzilla, e speriamo di aver creato qualcosa di veramente nuovo per il pubblico”


RIPRENDERE UN MONDO CAMBIATO
Con alle spalle una significativa esperienza nel campo della cinematografia digitale, Gareth Edwards si è gettato a capofitto in questa mastodontica produzione con lo stesso livello di ispirazione e risorse che ha messo in campo per il suo film indipendente, “Monsters”. Dopo aver raggruppato artisti che ammirava da lungo tempo, il regista si è ritrovato con un tema di collaboratori affiatati che hanno condiviso e anche migliorato la sua visione.
“Quando devi fare un film del genere, hai la facoltà di compilare la lista dei desideri delle persone più brave al mondo con cui ti piacerebbe lavorare ed io sono stato veramente fortunato ad essere riuscito ad aggiudicarmi tutti quelli in cima a quella lista”, dice. Tutti i nostri capi reparto hanno contribuito a cambiare il cinema a modo loro e si sono tutti impegnati a vivere quest’esperienza profondamente emotiva ed epica, nella tradizione dei film con cui siamo cresciuti. Quei film sono il motivo per cui abbiamo iniziato a fare questo mestiere. Tutti si sono dimostrati brillanti ed incredibilmente di grande aiuto. Questo è il mio primo vero grande film e continuavo a chiedere, ‘Questo è normale?’ È stato semplicemente fantastico”.

Elizabeth Olsen nota che, nonostante fosse incaricato di supervisionare un cast enorme, sette troupe di ripresa e 500 varie altre persone, Edwards non ha mai perso la calma. “Era capace di parlare agli attori della storia e poi, grazie alla sua esperienza, dirigere gli aspetti tecnici della produzione con la troupe. Penso che questa sia una caratteristica unica in un regista che, al suo primo grande film, è stato capace di gestire il tutto senza mai esserne sopraffatto. La sua ferma leadership ed il suo senso di tranquillità abbia contribuito a far sì che tutti dessero il meglio nel loro lavoro”.

A guidare il regista, è stato il desiderio di trattare “Godzilla” in primo luogo come una storia. “Per tutti noi era importante che il pubblico si interessasse a quello che stava succedendo e il perché, quindi non volevo che fosse solo una scena dietro l’altra”, spiega. “Al contrario, l’idea era di usare alcune limitazioni per far crescere l’attenzione e la suspense, fino ad arrivare finalmente al momento in cui Godzilla si rileva in tutta la sua grandezza per la prima volta”.
Questo approccio è stato reso valido sotto ogni aspetto creativo ed ha aiutato a ritagliare un
linguaggio visivo che ha portato verisimilitudine anche nelle scene più sbalorditive apparse sullo
schermo. “Non mi piace mettere una macchina da presa dove è impossibile piazzarne una, pertanto
non c’è stato nessun movimento di macchina che non sarebbe stato possibile anche nella vita”, dice
Edwards.

“Abbiamo girato alcune delle scene con il mostro con il tipo di panoramica ed effetti, che di solito vediamo durante gli eventi sportivi. I cameramen non sono extraterrestri, quindi le scene non sono mai perfette. Installano le macchine da presa dove pensano che possano catturare le migliori immagini e iniziano a girare, e quello è stato proprio l’effetto che avevamo in mente”. Il direttore della fotografia Seamus McGarvey aveva già visto il primo film di Edwards all’ Edinburgh Film Festival, rimanendo colpito dal suo occhio per l’interazione umana anche in circostanze estreme.
“Con ‘Godzilla’, ci troviamo di fronte ad un mostro mitologico e ciò che è visivamente interessante, è l’accostamento dei piccoli momenti che vivono le persone, ritornando poi alla testimonianza delle dimensioni del gigantesco mostro alle loro spalle”, ci relaziona McGarvey. “Quando vedi una persona al fianco di questa creatura alta oltre 100 metri, lo scontro del micro e del mega, ti manca il respiro”.

Per orchestrare l’enorme integrazione tra live action e Computergrafica, l’intero film è stato mappato usando la previsualizzazione (previs), che è stata di grande aiuto al montatore Bob Ducsay per mettere insieme le sequenze, che spesso richiedeva l’accostamento della previs con le scene complete. “Il film è molto complicato, ma è stato bello vederlo nascere di volta in volta”, rimarca Ducsay. “Gareth girava una grande quantità di scene, che ci dava un’ampia possibilità di scelta per le sequenze più complesse”.
La previs in continua evoluzione, è stata anche uno strumento fondamentale per comunicare la visone di Edwards all’intero staff del film. “Anche guardare la sola previs è stato emozionante e questo non succede spesso quando guardi blocchi di animazione grezza”, rivela Tull. “C’era un senso di presagio e mistero che ci spingeva a voler vedere il prodotto finito”.

Edwards lo ha anche mostrato agli attori prima delle sequenze più importanti, per guidare la loro immaginazione ed aiutarli nelle scelte quando avrebbero dovuto reagire al loro gigantesco compagno di recitazione che in effetti era assente. E quando le macchine da presa giravano, Edwards usava un altoparlante per narrare l’azione, come un annunciatore ad un evento sportivo, spesso accompagnato da un’esplosione provocata dal coordinatore degli effetti speciali Joel Whist, o dal ruggito che era stato creato per l’effetto vero e proprio.
“Mettevo il microfono vicino all’altoparlante dell’iPod, così che quei ruggiti si sentissero nel momento giusto, ed è stata una mossa produttiva. “Si nota veramente la differenza, credo, tra le scene girate sul set senza l’ausilio del sonoro e quelle dove era presente il ruggito di Godzilla, perché c’è qualcosa di veramente primitivo e credo che non si possa fare nient’altro che reagire a questo”.

Popolato da moltissime controfigure nel mezzo del caos—orchestrate dai coordinatori delle controfigure John Stoneham, Jr. e Jake Mervine e dal coordinatore delle controfigure della 2^ troupe, Layton Morrison—girare le scene è stato esilarante per gli attori. Aaron Taylor-Johnson osserva, “Trovarcisi nel bel mezzo, con tutto il caos intorno a te e la macchina da presa è lì che riprende l’azione, hai la sensazione di essere l’attore ed al tempo stesso lo spettatore”, descrive. “Gareth ha girato questo film come se noi fossimo veramente all’interno di un’automobile, o sul tetto di un edificio ed è straordinario esserne testimoni, anche senza effetti speciali”.

Per rendere al meglio l’emozione alternata di azione ossessiva, usando sia le sorgenti di luce disponibili che le atmosfere dark della luce naturale, McGarvey ha creato un ulteriore livello di contrasto visivo montando una lente anamorfica Serie C del 1970, su una innovativa macchina da presa digitale Arri Alexa®. “Con questo film abbiamo raggiunto l’avanguardia degli effetti visivi e della cinematografia digitale, anche se l’idea era quella di rendere questa tecnica invisibile, da non doverci andare con la mano pesante ma che avesse una qualità vivida in modo che lo spettatore avesse la sensazione che quanto accade sullo schermo, stia succedendo per davvero”, condivide con noi McGarvey.

“Abbiamo usato vecchi obiettivi su macchine da presa moderne, per riprodurre i chiarori e le caratteristiche dei film dell’epoca, che io e Gareth amiamo molto. Abbiamo usato coscienziosamente molte camere a spalla in modo viscerale quasi come se il cameraman fosse il testimone dal vivo di questi avvenimenti. Allo stesso tempo abbiamo girato in anamorfico i molti momenti in cui compare il mostro gigante, così da ottenere la sensazione di grande CinemaScope che ognuna si aspetta di vedere in un film di questa portata”.
“Godzilla” si svolge durante due principali archi temporali: nel 1999 a Tokyo e nelle Filippine e al giorno d’oggi. Lo scenografo Owen Paterson, si è divertito a cogliere i motivi delle diverse location ed epoche che correvano tra la vita normale e la devastazione totale. “Abbiamo realizzato un gran numero di illustrazioni per raffigurare gli ambienti ed alla fine abbiamo costruito quasi 100 set—che sono parecchi per un singolo film—alcuni dei quali molto costosi. L’idea era di rendere il film sia interessante visivamente quanto credibile in termini di tempo e luoghi”.

Allo stesso modo, la costumista Sharen Davis si è ispirata alle varie epoche per creare i costumi che non attirassero l’attenzione, ma che emergessero naturalmente dai personaggi e dalle loro vite all’interno della storia. “In questo film c’è una forte componente militare, che ha richiesto di trovare o creare tutto il vestiario degli ufficiali, dal 1950 fino alle divise del personale di sicurezza giapponese della fine degli anni ’90, per arrivare all’Esercito ed alla Marina dei giorni nostri, e soprattutto andava fatto nel modo corretto”, conferma la Davis.
“Ma ciò che ho trovato affascinante in uguale misura, è stato tracciare l’evoluzione di questi personaggi. Per esempio, Joe Brody subisce un cambio radicale nel corso di 15 anni. Ogni look nel film è stato disegnato non per essere fine a sé stesso ma per essere parte del tessuto della vita di ogni giorno, il tipo di vestiti che a volte vediamo nei telegiornali, di gente comune che all’improvviso si ritrova nel mezzo di eventi straordinari”. Mantenendo l’illusione dell’inimmaginabile che si presenta nella vita di tutti i giorni, Paterson ha progettato e costruito i diversi ambienti del film con un occhio a ciò che è più naturale e vero.

“Gareth ha introdotto un nuovo ed interessante modo di raccontare una storia come questa”, attesta. “Penso che volesse farci sentire come dei documentaristi che stanno sdraiati nell’erba alta in Africa, mentre guardano dei rinoceronti che mangiano, quando all’improvviso ti si scagliano addosso…la differenza è che qui c’è un mostro enorme. È un grande narratore di storie e perciò è stato bello provare a creare ambienti che lui sentisse veri e che allo stesso tempo incorporassero l’esistenza di questi personaggi digitali piuttosto esotici. Voleva riprendere con la macchina da presa quanto più materiale possibile, soprattutto primi piani che potessero in seguito essere estesi o fusi per mezzo degli effetti visivi, per aggiungere dimensioni e rilevanza”.

Il regista, che aveva affinato le sue abilità nel campo degli effetti visivi durante i suoi anni alla televisione britannica, ha apprezzato la collaborazione del pioniere degli effetti visivi Jim Rygiel, che ha portato in vita la Terra di Mezzo nei film di “Il signore degli anelli”. Ha anche avuto l’opportunità di lavorare, per alcuni effeti visivi aggiunti, con John Dykstra, leggenda dell’industria cinematografica già dai tempi di “Star Wars”.
“Gareth sa come creare mostri in 3D sul suo computer portatile, il che ha reso il mio lavoro più facile e molto più divertente”, dice Rygiel. “Per altri progetti avrei usato green screen come se piovesse, ma Gareth voleva girare contro il nero per relazionarsi in maniera migliore con la cinematografia d’atmosfera di Seamus. Gli addetti agli effetti visivi odiano lavorare con il fumo e la polvere, perché poi bisogna ripulire tutto e reinserirlo di nuovo, ma quando guardi la scena finita si sente la profondità ed i vari livelli, piuttosto che vedere tutto chiaro in una scena illuminata a giorno”.

Le necessità degli effetti visivi del film sono state divise tra due studi di effetti, la Double Negative di Londra si è occupata degli ambienti, mentre la canadese Motion Picture Company si è occupata delle creature. La difficoltà maggiore era rappresentata dal fatto che non dovevano esserci differenze visibili tra gli elementi digitali ed il mondo reale. Rygiel dichiara, “Nel nostro film, ci sono battaglie del grande mostro, città distrutte, uno tsunami, grandi operazioni militari e molti altri elementi insoliti ed ogni componente doveva essere assolutamente basato sulla realtà”.

L’elemento finale del film è rappresentato dalla colonna sonora, che Edwards ha iniziato a concettualizzare prima di ingaggiare Alexandre Desplat per la sua composizione. “Quando lavori ad un film del genere, una delle cose più importanti a cui pensare è la musica”, dice Edwards. “La prima cosa che faccio è creare una playlist sul telefono con tutte le colonne sonore che mi piacciono e che credo abbiano il giusto tono per questo film, l’ossessiva emozione del film, oltre all’orrore sinistro ed oscuro che dovevamo mettere in scena e Alexandre ha realizzato sicuramente una bella musica”.
Avendo già visto “Monsters”, Desplat ha apprezzato la messa a fuoco di Edwards sul sostegno emotivo dei personaggi nel mezzo di scene d’azione, una sensibilità che lo ha aiutato molto nella composizione della colonna sonora di “Godzilla”.

“Nonostante il pericolo sia sempre presente, lo riesci a condividere solo se ci si immedesima con i personaggi”, dichiara il compositore. “Con ‘Godzilla’, per me è stato importante immedesimarsi con il grande senso di sconfitta che circonda Ford e Joe sin dall’inizio del film, e che riusciamo ancora a sentire il loro tremolio di quel momento, mentre seguiamo le vicende di queste due anime perse, fino al presente”.
Insieme alla grande forza di Godzilla che scatena l’azione, Desplat ha anche avuto l’opportunità di realizzare un grande impatto sonoro con la musica, visto che ha registrato la colonna sonora con la Hollywood Studio Orchestra. “Non ho mai lavorato ad un film di mostri fino ad ora, perciò lavorare con oltre un centinaio di musicisti—ottoni e corni doppi—mi ha permesso di aprire le porte della mia immaginazione verso nuovi territori, ed è stato tutto molto emozionante”, descrive Desplat.

“Gareth è molto sensibile verso la musica e questo per me è fantastico. Quando gli ho fatto ascoltare la musica in studio, lo ho visto guardare le immagini ed ascoltare allo stesso tempo. Ho provato sempre a tenere alta la tensione, ma il trucco era di sapere quando liberare la pressione. Ad esempio, una scena di gente per la strada può risultare banale. Non succede nulla, ma invece di lasciare scivolare via la tensione, insisti. Quella struttura l’abbiamo decisa insieme a Gareth mentre il film e la colonna sonora prendevano corpo, quindi c’è un grande senso di continuità tra quello che si vede e quello che si sente”
Il regista si meraviglia, “Alexandre è in un certo senso un mio idolo musicale e la colonna sonora
creata per questo film è semplicemente stupefacente. Sono molto contento. Ancora non riesco a
credere che Alexandre, non solo ha composto la colonna sonora di ‘Godzilla’, ma che ha composto la
mia colonna sonora. Credo che sia il regalo più sorprendente che abbia mai ricevuto”.


GODZILLA ARRIVA SULLA TERRA
Come il personaggio del titolo, la storia raccontata nel film inizia in Giappone. “Quello è il luogo di nascita di Godzilla, così abbiamo pensato che sarebbe stato giusto iniziare la storia da lì, che ci porta già dall’altra parte del mondo, per raggiungere in ultimo San Francisco, luogo dove si svolge la grande battaglia”, dice Tull.
Il film è stato girato in esterni sull’isola Hawaiana di island Oahu; a Las Vegas, Nevada ed a Vancouver, B.C., in Canada, con riprese aggiunte a San Diego, California, e Tokyo, Giappone.

Paterson ed il suo art department—guidato dal supervisore Grant Van Der Slagt, insieme a Dan Hermansen, Ross Dempster e Kristen Franson ed all’architetto Elizabeth Wilcox—hanno progettato e creato interni ed esterni dettagliati e complessi, nei teatri di posa e negli spazi esterni del Canadian Motion Picture Park (CMPP), nei dintorni di Vancouver, a Burnaby.
Una delle prime scene girate, è stata realizzata al Vancouver Convention Center, dove le cavernose strutture sono diventate gli aeroporti internazionali sia di Honolulu che di Tokyo. Un certo numero di costruzioni canadesi è stato abbattuto, per alcune delle più drammatiche scene di devastazione. “Sicuramente non vedremo mai una creatura gigantesca che viene ad abbattere le nostre città, ma probabilmente ogni essere umano del pianeta ha vissuto eventi che hanno causato danni simili, oppure ne hanno visto gli effetti in televisione”, nota Edwards.

Le strade del centro di Vancouver sono state trasformate nel distretto finanziario sotto assedio di San Francisco, per girare alcune scene evocative. Elizabeth Olsen era presente in una di queste scene, che la ha vista nel mezzo di un fiume di rifugiati che scappava in preda al terrore, dal caos provocato dal mostro, in cerca di riparo. “Una delle esperienze più eccezionali per me, è stato far parte di queste scene di gente in cerca di riparo”, ricorda la Olsen. “Ero nel mezzo di questo enorme gruppo di persone che andava nella stessa direzione. Non ho mai dovuto girare una scena con così tanti figuranti prima d’ora, ma fare parte di un gruppo di persone è qualcosa che ti colpisce a livello primordiale. Sembrava reale nel contesto di quello che stava succedendo sulla scena”.

Anche San Francisco è stata ricostruita negli esterni del CMPP. In uno di questi set, Paterson ha ridisegnato un esistente paesaggio urbano che raffigurava una piccola strada di Chinatown, oltre ad aver costruito l’entrata di una gigantesca voragine sempre a Chinatown, che è l’obiettivo di Ford quando si lancia con il team di paracadutisti HALO nella città.
Il caotico set della voragine, che Edwards ha definito come “La Tana del Drago”, è stato costruito in un teatro di posa e poi riempito con automobili distrutte, pezzi di palazzi ed altri rottami.

Dopo aver girato questa scena, il set è stato utilizzato nuovamente, con le dovute modifiche, per ritrarre l’enorme caverna nella collassata miniera delle Filippine dove gli scienziati Graham e Serizawa si rendono conto che qualcosa di grande e sconosciuto vaga libero per il mondo. “Scopriamo che questa caverna non è di origine naturale—è una gigantesca cassa toracica, con ossa che si allungano per oltre otto metri in aria”, così la descrive Paterson. “In un certo senso è un ottimo posto per dare inizio alla storia. Il genio ha lasciato la lampada”
“Quel set era veramente incredibile, straordinario”, racconta un’estasiata Sally Hawkins. “Anche se spesso lavoravamo con i green screen, molte volte non dovevamo imaginare nulla. Era lì. Eravamo all’interno di questa gigantesca struttura e i dettagli erano fenomenali. Per il cast è stato molto facile entrare a far parte di quel mondo incredibile”.

Edwards osserva che girare entrambe le scene all’interno dello stesso teatro di posa, riflette alcune della simmetrie intrecciate nel DNA del film. “Quello che Graham e Serizawa osservano all’interno della gigantesca cassa toracica all’inizio del film e che Ford vede nella Tana del Drago alla fine, sono collegate nella storia”, dice. “Quindi in un certo senso, sembrava di aver chiuso il cerchio”.
Un altro set in esterni costruito da Paterson al CMPP, era una miniatura di oltre 100 metri del Golden Gate Bridge, lungo in realtà quasi tre chilometri, dove Edwards, supportato dal regista della seconda troupe, il veterano E.J. Foerster, ha messo in scena alcuni dei momenti più drammatici del film, con alle sue spalle il famoso skyline della città.

Per ottenere questo effetto, Rygiel ha sparpagliato squadre di uomini su alcuni tetti dei grattacieli di San Francisco, per girare alcune panoramiche da varie angolazioni, fino ad ottenere una panoramica a 360° dell’intera città, che con l’uso della fotogrammetria è poi diventata una città in 3D. “Questa tecnica permette di realizzare una città così accuratamente perfetta fino all’ultimo pezzo di malta di un palazzo in mattoni”, dice. “Perciò siamo riusciti a combinare le scene live action con quelle del mostro animato che distrugge palazzi digitali, senza che la differenza si notasse”.
Un altro sito chiave per la produzione è stato il Finn Slough, un centenario insediamento di pescatori finlandesi lungo il fiume Fraser a Richmond, B.C. Ora quasi completamente abbandonato, i pochi residenti del Finn Slough abitano in fatiscenti baracche di legno, sia galleggianti che su palafitte, lungo le paludose rive del fiume. Edwards ha usato questo sito unico nel suo genere, oltre ad alcuni angoli del New Westminster, arredati per apparire come se fossero luoghi reclamati dalla natura, per riprodurre la zona di quarantena di Tokyo in cui Ford si avventura assieme a suo padre per localizzare la loro vecchia casa.

Per riprodurre la centrale nucleare di Janjira, sono state utilizzate altre due location importanti di Vancouver: la vecchia cartiera abbandonata di Catalyst per gli esterni e lo stabilimento per il trattamento delle acque reflue di Annacis Island, a sud di Vancouver per i suoi interni, oltre ad un teatro di posa in cui sono state ricostruite le camere nucleari.
Sempre Vancouver è stata teatro di altre scene, come quella girata sulle sponde del Lago Alouette nel Golden Ears Provincial Park, dove vediamo il salvataggio compiuto da un elicottero nel panorama della distruzione ed il molo di Steveston, diventato il famosissimo Fisherman’s Wharf di San Francisco. Una volta conclusa la parte di riprese canadesi, la compagnia si è trasferita sulle isole Hawaiane più popolose, Oahu, per girare in diverse location che vanno dalle spiagge di Waikiki ad una cava di roccia che è diventata l’ingresso alla miniera collassata.

Per girare le scene della sequenza dei titoli di testa, la produzione si è spostata ad est di Oahu per ricreare l’atollo dove vennero condotti i test sulla bomba a idrogeno agli inizi degli anni ’50, che hanno causato la tragica perdita di vite nello stesso anno in cui fu distribuito il “Godzilla” originale.
La compagnia si è quindi trasferita in un luogo storico esistente della 2^ Guerra Mondiale, a Pearl Harbor, che funziona sia come base navale che come triste memoriale delle perdite dell’evento che ha fatto precipitare l’America in guerra. In questo luogo, Edwards ha realizzato tre scene sulla USS Missouri, dove lo storico “memoriale galleggiante” ha fatto la parte della gigantesca battaglia della USS Saratoga all’inseguimento di Godzilla in tutto il Pacifico. Poi spostatisi nell’adiacente Base Aerea di Hickam, Edwards ha girato la scena con Aaron Taylor-Johnson all’interno di un vero aereo C-17 per ritrarre il momento precedente il suo lancio con l’ HALO su San Francisco.

James D. Dever, consulente tecnico militare del film, che aveva già eseguito dei lanci con HALO, ha lavorato con il coordinatore delle controfigure JT Holmes per dare il più alto grado di autenticità alla drammatica caduta libera. “Gli stuntmen sono stati addestrati ai lanci con HALO ed hanno fatto un lavoro eccellente”, dice Dever. “In questo film, vedrete la Forza Aerea che muove missili ICBM, la Marina impegnata con una portaerei e molte parti in movimento prese da elicotteri Huey, cacciatorpediniere e F-35 in volo. Il mio lavoro è stato di fare in modo che tutto venisse rappresentato accuratamente”.
Oltre ad essere consulente dei termini militari, come la catena di comando, terminologie, attrezzature, armi ed ambienti, Dever è stato anche il collegamento con il Dipartimento della Difesa che ha assicurato lo schieramento dei mezzi militari nel film, oltre ad aver fornito il materiale umano di Canada e Stati Uniti per rappresentare la maggioranza delle forze viste nel film. “Abbiamo anche scoperto che tanta gente all’interno del Dipartimento della Difesa è fan di Godzilla”, sorride Edwards, “e credo che si siano divertiti come pazzi a far parte del film”.

Sergente Maggiore in congedo della Marina U.S.A., Dever ha collaborato anche con Aaron Taylor- Johnson per fare in modo che il suo comportamento militare fosse adatto alla parte. “Abbiamo lavorato tre giorni in un campo addestramento, gli ho insegnato come usare le armi, come indossare l’attrezzatura, come muoversi e come si presenta un ufficiale della Marina U.S.A.”, dice Dever. “Aaron assorbiva informazioni come una spugna perché voleva farlo in modo giusto, e così è stato. Lavorare con lui è stato un vero piacere”.
La produzione ha anche girato per un paio di giorni alcune sequenze sulla popolare spiaggia di Waikiki, che sarebbero servite per la scena dello tsunami che distrugge uno dei simboli più riconoscibili della spiaggia, l’Hilton Rainbow Tower. La produzione è riuscita nell’impresa quasi impossibile di far chiudere per quindici ore la via commerciale più popolare di Waikiki, Lewers Street, per girare la scena di centinaia di figuranti che fuggono dalla gigantesca onda.

“Era nostra intenzione, con quest’ambientazione e con le scene di devastazione del film, di dare riprodurre una realtà assoluta”, dice Paterson. “Gareth voleva che il set sembrasse talmente vero che quando gli spettatori sarebbero usciti dal cinema, si sarebbero meravigliati di vedere che i palazzi erano ancora in piedi”.
“È un esperienza emozionante, intensa e, penso, soddisfacente se ci credi”, aggiunge la Parent. “Godzilla merita di avere la sua storia raccontata in un film degno e Gareth è riuscito a mettere insieme un gruppo di persone al top della loro capacità, in un modo mai visto prima. È una bella gara e vi da la possibilità di vivere questa avventura epica in prima fila, con l’iconico Godzilla al centro di tutto”. Rogers dice, “Sono così orgoglioso di aver fatto parte di un team di talento, responsabile di aver riportato in vita Godzilla in tempo per festeggiare il suo 60 o compleanno, ripresentandolo a tutti i suoi fedeli fan, oltre che ad un pubblico nuovo che non ha ancora avuto la fortuna di conoscere il ‘Re dei Mostri’”.

“Osservare le scene girate sul set o guardare i giornalieri, non è la stesa cosa che vedere le scene scelte che verificano assolutamente come il tuo regista abbia raggiunto un certo tono, dimensione e qualità”, osserva Jashni. “Ricordo quando ero seduto nella stanza di montaggio, guardavo Gareth che ci mostrava un esempio di quattro o cinque scene montate, consapevole di avercela fatta — aveva in qualche modo fatto il ‘suo’ film. Ero emozionato per lui e per noi, mentre lui era sulla strada giusta per ottenere quello a cui tutti aspiravamo”.
“Tutti quelli che come noi sono cresciuti guardando Godzilla, eravamo così affezionati e nostalgici per questo personaggio, che non vedevamo l’ora di rivederlo distruggere ogni cosa su un grande schermo”, dice Tull. “Il primo film uscì 60 anni fa. Un periodo troppo lungo per un gruppo di fan che continua a crescere ed ora c’è una nuova generazione che ancora non ha avuto il suo Godzilla. Pertanto, la nostra speranza è di dare ai fan che ci sono già ed alla nuova generazione, il film che stavano aspettando”.

Al culmine della sua epica avventura per rispettare questa promessa, Edwards paragona l’esperienza al momento in cui il personaggio centrale del film, Ford, riesce finalmente a vedere il leggendario dinosauro. “Prima di iniziare, c’era questa minacciosa ed incombente minaccia sulla mia testa”, riflette. “Ma poi, verso la fine del progetto, ho iniziato ad accorgermi che Godzilla era diventato il mio salvatore. Ho beneficiato di tantissima gente di talento che ha lavorato ad ogni ora per riuscire nell’intento e farlo sembrare privo di difetti, e ci sono riusciti. Sono orgoglioso di aver diretto questo film. Se dovessi essere riconosciuto come regista di genere, rimarrei felicemente intrappolato nel mondo dei mostri e al mondo non esiste un mostro migliore di Godzilla”.

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