Green Zone di Paul Greengrass

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locandina Green Zone
 
Regista: Paul Greengrass
Titolo originale: Green Zone
Durata: 156'
Genere: Drammatico, Guerra
Nazione: U.S.A., Francia, Spagna, Regno Unito
Lingua originale: inglese
Rapporto:

Anno: 2010
Uscita prevista: 09 Aprile 2010 (cinema)

Attori: Matt Damon, Jason Isaacs, Brendan Gleeson, Greg Kinnear, Amy Ryan, Said Faraj, Michael ONeill, Khalid Abdalla, Yigal Naor, Antoni Corone, Raad Rawi
Soggetto: Rajiv Chandrasekaran
Sceneggiatura: Brian Helgeland

Trama, Giudizi ed Opinioni per Green Zone (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
 
Fotografia: Barry Ackroyd
Montaggio: Christopher Rouse
Musiche: John Powell
Effetti speciali: Peter Chiang
Scenografia: Dominic Watkins, Lee Sandales
Costumi: Sammy Sheldon

Produttore: Tim Bevan, Eric Fellner, Lloyd Levin, Paul Greengrass
Produttore esecutivo: Liza Chasin, Debra Hayward
Produzione: Working Title Films
Distribuzione: Medusa

La recensione di Dr. Film. di Green Zone
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Colonna sonora / Soundtrack di Green Zone
Potrebbe essere disponibile sotto, nei dati aggiuntivi (clic qui).

Voci / Doppiatori italiani:
Massimiliano Manfredi: Roy Miller
Francesca Fiorentini: Lawrie Dayne
Rodolfo Bianchi: Martin Brown
Francesco Prando: Clark Poundstone

Personaggi:
Matt Damon: Roy Miller
Greg Kinnear: Clark Poundstone
Brendan Gleeson: Martin Brown
Amy Ryan: Lawrie Dayne
Khalid Abdalla: Freddy
Jason Isaacs: Maj. Briggs

Informazioni e curiosità su Green Zone

Il film è basato sul libro del 2006 del giornalista del Washington Post Rajiv Chandrasekaran "Imperial Life in the Emerald City".

Il regista Paul Greengrass ha annunciato l'intenzione di realizzare questo adattamento cinematografico del libro Imperial Life in the Emerald City di Rajiv Chandrasekaran
nel gennaio 2007, dopo aver completato il film The Bourne Ultimatum.

Greengrass ha scritto una sceneggiatura basata sul libro, in collaborazione con i ricercatori Kate Salomone e Michael Bronner con cui aveva già lavorato per il film United 93. Per scrivere la sceneggiatura di Greengrass è stato inizialmente contattato Tom Stoppar, che ha però rifiutato perché già troppo occupato. È stato poi scelto Brian Helgeland.

Per il ruolo di protagonista Greengrass ha espresso interesse per l'attore Matt Damon, già diretto in The Bourne Supremacy e The Bourne ultimatum – Il ritorno dello sciacallo. L'attore è entrato ufficialmente nel cast del film nel giugno 2007. Gli attori Amy Ryan, Greg Kinnear, e Antoni Corone hanno invece preso parte al progetto nel gennaio 2008.

La produzione di Green Zone era originariamente prevista per cominciare a fine 2007. È invece iniziata in Spagna il 10 gennaio 2008 per poi trasferirsi in Marocco. Si è concluso di girare nel Regno Unito nel dicembre 2008.


Note dalla produzione:
Il vincitore del premio Oscar® MATT DAMON (la serie The Bourne, Invictus, The Informant!) e il celebre regista di fama internazionale PAUL GREENGRASS (The Bourne Supremacy, The Bourne ultimatum – Il ritorno dello sciacallo, United 93) tornano a lavorare in coppia nel loro ultimo elettrizzante thriller, Green Zone.
Prodotto dalla Working Title di TIM BEVAN ed ERIC FELLNER (A Serious Man, United 93), LLOYD LEVIN (Watchmen, United 93) e Greengrass, Green Zone è stato scritto dallo sceneggiatore premio Oscar® BRIAN HELGELAND (L.A. Confidential, Mystic River).

Affiancano Matt Damon in questo avvincente thriller le star GREG KINNEAR (Flash of Genius, Baby Mama) nel ruolo dell'agente della DIA Clark Poundstone (Defense Intelligence Agency, l'agenzia del Pentagono che si occupa del supporto alle truppe nonché opera in tutto il mondo per i servizi segreti governativi); Brendan Gleeson (In Bruges – La coscienza dell'assassino, e la serie per la BBC Into the Storm – La Guerra Di Churchill) che interpreta il comandante di postazione della CIA, Martin Brown; AMY RYAN (Changeling – Una Storia Vera, Gone Baby Gone) nei panni di Lawrie Dayne giornalista per il Wall Street Journal; Khalid Abdalla (Il cacciatore di aquiloni, United 93) nel ruolo di Freddy, un civile iracheno che diventa traduttore e interprete per Miller; e Jason Isaacs (la serie Harry Potter, Black Hawk Down) nella veste dell'agente operativo che potrebbe distruggere sia la missione sia Miller stesso, il tenente colonnello Briggs, dei Berretti Verdi.

Per Green Zone, Greengrass ha reclutato una troupe stellare anche nel dietro le quinte, confermando molti dei suoi collaboratori in progetti precedenti. Il team di produzione da lui scelto include il direttore della fotografia BARRY ACKROYD (The Hurt Locker, United 93); lo scenografo DOMINC WATKINS (The Bourne Supremacy, United 93); il vincitore del premio Oscar® per il montaggio CHRISTOPHER ROUSE (The Bourne Ultimatum – Il Ritorno Dello Sciacallo, United 93); il compositore JOHN POWELL (The Bourne ultimatum – Il ritorno dello sciacallo, The Bourne Supremacy); e il supervisore agli effetti visivi PETER CHIANG (The Bourne ultimatum – Il ritorno dello sciacallo, United 93). In aggiunta alla troupe principale si è unita la costumista SAMMY SHELDON (Hellboy II: The Golden Army, Stardust).
I produttori esecutivi della pellicola sono DEBRA HAYWARD e LIZA CHASIN per la Working Title Films (State of play, Frost/Nixon – Il duello).

LA PRODUZIONE
Inizia la missione: Luce verde per Green Zone
Quando ancora meditava sulla possibilità di lanciarsi nel mondo di Green Zone, il regista/produttore Paul Greengrass sapeva che il suo prossimo lavoro sarebbe stato un thriller di quelli che afferrano il pubblico per la camicia e lo inchiodano alla poltrona, un film immerso fin nei minimi dettagli in una zona in guerra. "Questo film non è un film sulla guerra in Iraq", sottolinea l'autore. "È un thriller ambientato in Iraq, tutto un altro affare. Nella mia esperienza, i thriller più efficaci sono quelli che si svolgono in condizioni estreme, quando le contese morali divengono intense".

Negli ultimi dieci anni, Greengrass si è fatto un nome con i suoi action-thriller al cardiopalma. Gli ultimi due film Bourne, da lui diretti, hanno compiuto una doppia impresa: convincere la critica e, allo stesso tempo, ottenere un successo di pubblico su scala mondiale. Ma il cineasta è ugualmente conosciuto per le sue dolorose pellicole drammatiche frutto di ricerche meticolose.

Con United 93, la storia dei coraggiosi passeggeri e dell'equipaggio che si ribellarono ai dirottatori dell'11 settembre, Greengrass non solo ha onorato la memoria degli eroi caduti quel giorno, ha firmato anche un potente thriller drammatico che ha scosso le vite degli spettatori. Il consenso della critica è esplicito, una candidatura all'Oscar® come Miglior Regista nel 2007, una nomination per la Migliore Sceneggiatura Originale ai Writers Guild of America (il sindacato degli sceneggiatori americani) e il premio David Lean ai BAFTA per la Regia. Similmente, nel 2002 il film Bloody Sunday sul brutale assassinio di 13 manifestanti per i diritti civili nell'Irlanda del Nord, ha vinto i premi più importanti al festival di Berlino e al Sundance.

Molti tra i frequentatori delle sale cinematografiche non sanno che Greengrass ha cominciato la sua carriera occupandosi di conflitti globali per la ITV britannica(1). Nell'arco di dieci anni, ha viaggiato in paesi dilaniati dalla guerra raccontando storie formidabili. Anche dopo aver rivolto il suo interesse alla fiction drammatica, si è occupato della produzione di film che esplorano fatti di attualità con un rilievo sociale. Mescolando la rigorosa disciplina propria dei documentaristi alla sensibilità drammatica nella strutturazione e nella costruzione del plot caratteristica dei cineasti, riesce a intensificare l'impatto dei suoi progetti. Spiega il produttore Lloyd Levin: "Paul ha uno spiccato senso di come rendere vivo ogni battito di una storia. Ricrea una versione della realtà nel modo più intenso possibile".

Tra i due blockbuster con protagonista Matt Damon nei panni di James Bourne, il super agente affetto da amnesia, Greengrass ha scritto, diretto e prodotto United 93. Esperienza davvero gratificante per tutti i suoi collaboratori, l'emozionante United 93 ha lasciato Greengrass e i suoi produttori e amici Tim Bevan, Eric Fellner e Lloyd Levin ansiosi di sviluppare insieme un altro progetto. "Questa volta, abbiamo deciso di fare un film più grande, ma di ambientarlo di nuovo su uno sfondo reale", fa notare Bevan. "È stato questo il nostro punto di partenza".

L'idea iniziale che Greengrass ha discusso con lo sceneggiatore Brian Helgeland è stata quella di sviluppare un thriller sulla fallimentare ricerca delle armi di distruzione di massa (ADM). In corso d'opera, hanno usufruito della collaborazione attiva di molti tra coloro che hanno preso parte al dramma iracheno, comprese alcune figure chiave nella ricerca di ADM, due dozzine di combattenti statunitensi reduci dal conflitto in Iraq, una mezza dozzina tra le file di ex-ufficiali della CIA con esperienza sul campo e un caposquadra paramilitare d'elite che ha contribuito alla cattura di alcuni tra i Principali Ricercati militari iracheni.

Fonte di ispirazione è stato anche il capo redattore della sede a Baghdad del Washington Post, Rajiv Chandrasekaran e il suo reportage best-seller "Imperial Life in the Emerald City: Inside Iraq's Green Zone" (=Vita imperiale nella Città di Smeraldo: la Zona Verde(2) in Iraq, non tradotto in italiano). Chandrasekaran, che ha riferito direttamente da Baghdad sul processo di ispezione delle armi, ha ricevuto il premio Overseas Press Club, il Ron Ridenhour Prize e il Samuel Johnson Prize inglese ed è stato finalista ai National Book Awards. Il suo acclamato libro è stato una finestra sul mondo della Green Zone durante tutta la produzione.

Levin riassume così le loro motivazioni: "Paul e Brian volevano assimilare il mondo della Green Zone e la ricerca delle armi di distruzione di massa all'interno di un thriller. Sapevamo che ciò di cui avevamo bisogno erano delle fonti originali". Andando avanti nel progetto, Greengrass comprese che sarebbe stato perfetto assecondare la propria sensibilità e quella del suo attore di riferimento. Afferma: "Quando Matt ed io abbiamo concluso The Bourne Ultimatum, ci siamo seduti a discutere il nostro prossimo progetto. Era ovvio che il luogo più pericoloso in tutto il mondo, all'epoca, fosse Baghdad. Come era chiaro per noi che sarebbe stata una sfida quella di riuscire a realizzare un thriller autentico e credibile in quelle zone".

"I thriller parlano un linguaggio che il pubblico capisce", dice Greengrass. "Le persone vengono al cinema per essere trasportate in luoghi dove solo il cinema può portarli. Possono essere luoghi fantastici dell'immaginazione, o i posti interessanti che vediamo al notiziario in TV. Ma il cinema riesce a trasportarti laggiù in un modo che è impossibile ai notiziari".
"Per tutti e due, Matt e me, la nostra missione creativa era, Riusciamo a creare un film nel quale ogni frammento sia interessante, ricco di azione, esaltante, misterioso, e uno sguardo privilegiato all'interno di un mondo segreto come per i film di Bourne, ma riusciamo a farlo nell'ambientazione estrema del centro di Baghdad, in quelle settimane disperate immediatamente successive all'invasione? Penso proprio che il pubblico dirà, Sì, ci riescono".

In Green Zone, Greengrass ha lavorato insieme a Helgeland per intrecciare una storia drammatica che si evolve sullo sfondo di avvenimenti storici. La loro missione: Accompagnare il pubblico attraverso gli esotici deserti dell'Iraq, offrendogli un punto di vista insolito, dal sedile anteriore dell'Humvee di Roy Miller. Il paesaggio comprende anche le stanze segrete del Palazzo della Repubblica confiscate dagli Stati Uniti e utilizzate per organizzare il governo provvisorio che aveva lo scopo di riunire nuovamente il paese; così come le strade buie dove gli agenti operativi hanno scovato gli uomini ritenuti i "Principali Ricercati" iracheni.

Helgeland ha immaginato una sceneggiatura nella quale un uomo alla ricerca di ADM arriva in Iraq con un unico obiettivo: trovare armi e salvare vite. Leale verso la propria missione e la propria squadra, Miller inizia a trovare i responsabili della produzione e della potenziale detonazione. Il suo personale finale di partita? Consegnarli e garantire che la giustizia faccia il suo corso. Miller viene informato che una fonte con il nome in codice di Magellano aveva avuto un incontro con alcuni ufficiali statunitensi prima della guerra, ai quali aveva assicurato che le armi esistevano veramente, e che Hussein era pronto a utilizzarle contro il suo popolo e contro qualunque usurpatore. Quello che Miller sta scoprendo, però, non combacia.

Lo sceneggiatore ha sviluppato una storia nella quale il suo protagonista comincia a interrogare i membri dell'intelligence che hanno stilato la lista delle postazioni dove avrebbero dovuto trovarsi le armi: il maresciallo scopre, infatti, che uno dopo l'altro i siti indicati non lo portano a nulla. Miller non riceve alcuna risposta dal canale degli ufficiali, ma gli incontri in via ufficiosa con un veterano agente della CIA, un civile iracheno e una giornalista mettono in rilievo l'elusiva fonte denominata Magellano e lo spingono allo scontro con un civile a capo della DIA, con un ufficiale dei Berretti Verdi e con un gruppo occulto di iracheni un tempo influenti, alle prese con alcuni progetti contrastanti.

Reclutare gli attori: Preparazione dell'action-thriller
Non molto tempo dopo aver terminato le riprese principali relative alla loro seconda collaborazione, Matt Damon consentì a prendere parte a un terzo progetto con chi lo aveva diretto negli ultimi due capitoli su Bourne. "Lavorare con Paul è un processo corroborante perché insiste nel voler catturare qualcosa di reale per la camera", elogia Damon. "Non ci sono sorprese quando guardi gli altri suoi lavori. Nessuna delle scene di Bloody Sunday sembra forzata o sembra promuovere un progetto personale. Di fatto, United 93 vibra per la tensione quando i personaggi si rendono conto della loro situazione. Paul vuole che il pubblico senta quella verità e quella tensione insieme con i personaggi".

L'occasione di collaborare nuovamente con l'amico non è stata la sola motivazione per cui Damon ha siglato la sua partecipazione a Green Zone. Spiega: "Oltre a lavorare con Paul, che io ammiro e i cui film mi piacciono veramente, l'opportunità di lavorare con un gruppo di reduci tornati di recente dall'Iraq e dall'Afghanistan era imperdibile. Sono loro che hanno formato veramente il nostro cast e con la loro presenza hanno contribuito a creare un ambiente che sapeva di autentico. Stare con delle persone in stato di allerta che hanno vissuto già prima quelle situazioni è qualcosa di inestimabile per un attore".
Con il ruolo del primo maresciallo luogotenente Roy Miller, Matt Damon ritrae sullo schermo un soldato di carriera che nel 1990 aveva prestato servizio nella Guerra del Golfo e che adesso compie il proprio dovere in un Iraq completamente diverso. Nel 2003, torna nella regione a capo di un'esaltata squadra di ricercatori di ADM nota come MET D (Mobile Exploitation Team Delta). I suoi soldati hanno un solo obiettivo: sgomberare una lunga lista di siti nei quali si reputa siano custodite ADM.

Proprio come Jason Bourne, Roy Miller vuole solamente trovare la verità nella situazione precaria in cui si trova. Damon elabora a partire da qui le motivazioni del proprio personaggio: "Miller diventa ossessionato nello scoprire che cosa sta succedendo, vuole arrivare fino in fondo a tutta quanta la questione. Si assegna autonomamente il compito di lavorare per il capo della CIA a Baghdad e comincia a collaborare con lui per cercare di scoprire dove sono le armi… se esistono".
Greengrass aggiunge: "Miller è un uomo d'azione che deve affrontare una frustrazione montante ogni volta che non si trovano armi. Poi all'improvviso qualcuno gli offre l'opportunità di fare qualcosa. E lui la afferra, perché vuole che qualcosa sia fatto".

Il regista era rimasto molto contento dell'attore che lui stesso per poco non aveva fatto travolgere dalla metropolitana nella Waterloo Station a Londra e che aveva lanciato disinvoltamente attraverso le finestre in cima all'area della Medina a Tangeri, e confidava di poter collaborare di nuovo con lui per la quarta volta insieme.
"Matt è un protagonista impeccabile per questo film", fa notare il regista. "Questo è il tipo di ruolo che la gente vuole vedergli interpretare. È uno degli attori al mondo con la maggiore prestanza fisica. Se lo metti in un grosso thriller d'azione, Matt cattura subito l'attenzione perché sai che finirà in posti esaltanti, assolutamente determinato a trovare la verità e a mostrare coraggio. Finirà col correre e saltare e inseguire e battersi e fare tutte quelle cose che non vedi l'ora di veder far fare a Matt. Cose che fa con classe e fino in fondo, e poi racconta una storia grandiosa".

Il ruolo della nemesi di Miller, l'agente della DIA Clark Poundstone, è stato interpretato da Greg Kinnear. L'attore si è adattato rapidamente allo stile unico di Greengrass che lascia ampio margine all'improvvisazione degli attori durante le riprese, e poter contare su Kinnear come co-star è stato molto utile nel conseguire tale capacità
"Matt mi aveva avvisato di come sarebbe andata la cosa", dice Kinnear. "È un grosso cambiamento rispetto a molti set cinematografici tradizionali. Quando ti adatti, cominci a renderti conto che è divertente e molto imprevedibile".
L'agente della DIA, un civile, è giunto in Iraq presumibilmente per riparare ai guasti che sono stati compiuti nel paese; raggiungerà il suo scopo con ogni mezzo necessario. "Poundstone crede che si possa rimettere insieme questo posto molto rapidamente, ed è solo questo il suo finale di partita, non i mezzi per ottenerlo", rivela Kinnear. "Questa storia presenta punti di vista molteplici, e con il modo di lavorare di Paul, viene lasciato spazio alle argomentazioni di tutti".

All'attore di origini irlandesi Brendan Gleeson è stato chiesto dal regista di dare volto a Martin Brown, il comandante di postazione della CIA al quale Roy Miller si rivolge quando crede di non potersi più fidare di nessuno. Greengrass spiritosamente osserva: "Dal mio punto di vista, è bello avere un personaggio della CIA che sia un brava persona, dopo i film su Bourne".

La giornalista che si trova inconsapevolmente a essere portavoce di Poundstone è la scrittrice di primo piano per il Wall Street Journal, Lawrie Dayne. La scelta per interpretare la giornalista è ricaduta sull'attrice Amy Ryan, resasi nota al grande pubblico con lo sconvolgente e pluripremiato ruolo in Gone Baby Gone. Nella primavera del 2003, Dayne che era diventata un'esperta di guerre chimiche, si trova in prima linea nella Green Zone, dove il doppiogiochista Poundstone le imbecca le storie delle quali scrivere senza che lei ne sia consapevole.
Greengrass ha incoraggiato la versatilità nel modo in cui gli attori dovevano interpretare i ruoli, e la Ryan ha mostrato un approccio particolare rispetto alla Dayne. Afferma l'attrice: "Lawrie ha passato la maggior parte della sua carriera scrivendo sulle armi di distruzione di massa. Ora, si trova in una posizione decisiva in Iraq. Sta cercando le risposte a qualcosa in cui ha creduto per tutta la sua vita professionale. Questo sarà il momento cruciale della sua carriera, nel caso in cui Lawrie sarà presente quando, e se, saranno trovate queste armi".

Il ruolo di Freddy, un reduce iracheno senza lavoro che combatte ogni giorno con una protesi ad una gamba e una Toyota Corolla scassata, è stato assegnato a Khalid Abdalla. L'attore, nato in Scozia da genitori egiziani, ha lavorato per la prima volta con Greengrass dando tutto sé stesso nel ruolo del dirottatore Ziad Jarrah in United 93. "La prima volta che ho sentito parlare di 93, non volevo averci niente a che fare", ammette Abdalla. "Avevo sentito che si trattava di un film sull'11 settembre, e avevo pensato, 'No, grazie'. Poi ho scoperto che era Paul, ho visto Bloody Sunday e abbiamo avuto un incontro. Era chiaro che voleva fare un film come andava fatto, e che era una persona straordinaria, della quale mi potevo fidare. Lavorare con Paul è come stare su un'isola vulcanica, e a me la cosa piace tantissimo".

Scortando Miller nei luoghi dove risiedono i membri delle alte sfere del Partito Baath(3) che Miller sta cercando, Freddy comincia a far cadere le pedine del domino in Green Zone. "È uno dei tanti iracheni che sono stati contenti di vedere la caduta di Saddam e che aveva voglia di credere, all'inizio, che le cose potessero migliorare", dice Abdalla. "Freddy non è proprio un iracheno qualunque, è un ragazzo che si tiene alla larga dalla strada, ed è l'iracheno principale nel film".
Alla fine, Freddy diventa il traduttore che collabora con Miller e gli uomini della MET D. Tuttavia, la traduzione della terminologia altamente tecnica e la varietà regionale del gergo hanno rappresentato una sfida per il madrelingua arabo. "Il mondo nel quale è ambientato questo film è molto reale", afferma Abdalla. "Offre una prospettiva dell'Iraq non molto conosciuta alla gente. Il mio consulente personale è cresciuto in Iraq e si trovava a Baghdad per gran parte della guerra, quindi molte storie ci sono arrivate grazie a lui attraverso sentieri che non ci aspettavamo".

L'attore inglese Jason Isaacs è salito a bordo della produzione con il ruolo del tenente colonnello Briggs, il comandante dei Berretti Verdi che si preoccupa di tenere a freno Miller. L'attore ha apprezzato il disciplinato lavoro accademico per la realizzazione del film di Greengrass. "I film di Paul hanno un meticoloso lavoro di ricerca", considera Isaacs. "Ha una squadra incredibile intorno a lui che mi ha fornito un malloppo di riprese documentarie, video su YouTube, registrazioni audio e libri per le mie ricerche personali. Per quanto fosse tutto utile, non è stato niente a confronto delle risorse umane presenti sul set".

In Green Zone, lo smantellamento dell'esercito iracheno ("ripartire da zero") viene annunciato in un'affollata conferenza stampa dal personaggio di Kinnear, Poundstone. Sulla scena, insieme con la Ryan e a numerosi figuranti che recitavano il ruolo di giornalisti erano presenti Rajiv Chandrasekaran, e l'ex-reporter della CBS nonché co-produttore MICHAEL BRONNER. Tutti e due avevano partecipato a un simile briefing nel 2003, e hanno posto domande simili davanti alla cinepresa. Bronner, che ha passato qualche tempo in Iraq durante la guerra, come inviato per il notiziario della CBS e 60 Minutes, ha partecipato alla produzione anche conducendo alcune ricerche per conto di Greengrass.

"Mi sono seduto a innumerevoli briefing per la stampa nella Green Zone", ricorda Chandrasekaran. "Alcuni di noi avevano copiato un vecchio nomignolo usato dal nucleo della stampa a Saigon durante la Guerra in Vietnam—five o'clock follies. (follie delle cinque in punto). La realtà che gli ufficiali tentavano di trasmettere dall'alto del podio nella Green Zone era ben diversa dalla realtà fuori le mura".
Bronner ha gestito le ricerche sulle ADM per Green Zone. "Ogni soldato che aveva fatto parte delle squadre incaricate della ricerca di queste ADM col quale ho parlato, e ogni ufficiale della CIA e della DIA, trasportati sul posto con la prima ondata, erano arrivati pensando che ci sarebbero state ADM ovunque", ricorda. "Non penso credessero che Saddam avrebbe bombardato con il nucleare l'America di lì a poco, ma anche io pensavo avessero qualche scarto chimico che avrebbe lanciato contro le truppe. Furono esterrefatti quando non trovarono niente. In certi casi, disponevano di coordinate estremamente dettagliate inviate dall'intelligence, ed erano sbagliate. Come poteva essere che avevano totalmente sbagliato dall'intelligence? C'è un profondo mistero nella motivazione di un personaggio che continua darsi da fare per cercare di comprendere".


L'assembramento della MTD D: I reduci partecipano alla produzione
Per tutti coloro che sono stati coinvolti nella realizzazione di Green Zone, l'opportunità di lavorare con i reduci della guerra in Iraq che hanno interpretato i soldati della METD D e con gli altri del personale militare ha dato un particolare gusto alle riprese. Gli ex soldati hanno affrontato il lavoro come attori di professione. Per l'esigente Greengrass niente di meno sarebbe stato sufficiente. "È stato fantastico avere soldati veri", dice. "Ha creato una solida base di credibilità e ha fornito agli attori principali—Matt, Brendan, Greg, Amy, Khalid e Jason—la sensazione di trovarsi in una situazione proprio reale".

Dal momento che era una recluta in campo militare, ma doveva rappresentare il comandante di soldati rigorosi, Damon ha molto apprezzato il cast non convenzionale. "Questi ragazzi mi hanno reso facile il lavoro", afferma l'attore, "perché sapevano esattamente cosa fare e l'hanno fatto sembrare come se ero io a caricarli di responsabilità in modo competente. In un mondo ideale nessuno vuole spiegare le cose alla gente, vorresti che tutti siano capaci di farle naturalmente. La questione principale per cui questi ragazzi sono qua è che si mostrano e sono ciò che realmente sono. Non è qualcosa che un gruppo di attori, anche dopo un lungo lavoro, può riuscire a fare tanto bene quanto un gruppo di veterani".

Anche Damon ha superato l'esame delle truppe. "Matt è uno di noi", commenta PAUL KARSKO, per la prima volta sullo schermo, il quale è stato in Iraq nel 2004 con le Air Force Reserves. Di stanziamento a Tikrit, Karsko ha lavorato nei convogli di sicurezza in Iraq. Come Simms in Green Zone, era assegnato ai dispositivi esplosivi di ordinanza (EOD).
Spiega a tale proposito il compagno di squadra EUGENE CHERRY: "Nel mondo civile, gli EOD sarebbero gli equivalenti degli artificieri". Cherry, che ha prestato servizio come medico dell'esercito con una unità EOD in Iraq nel 2005, interpreta il medico Sandales nel film.

Mentre la produzione reclutava i soldati, il co-produttore Michael Bronner arruolava tra i gruppi di reduci americani le persone più appropriate per i ruoli della squadra MET D e degli altri militari. Bronner ha viaggiato in California, Illinois, Iowa, New Jersey, New York, Oklahoma e Washington D.C., intervistando numerosi reduci a proposito del loro servizio in Iraq, ma anche sulle loro esperienze con i civili iracheni.
Il marine MICHAEL DWYER, che ha combattuto a Fallujah nel 2006 e che è stato reimpiegato in Iraq nel 2008, è stato coinvolto per un caso fortuito. "Mi è capitato di trovarmi nell'edificio mentre stavano registrando una sessione per il casting a New York, e ho pensato che in realtà mi stavo iscrivendo a un'associazione di veterani", ride. "Ho compilato un modulo e per la fase successiva mi hanno detto, 'Ora può vedere il signor Bronner'. È stata una conversazione piuttosto confusa". Inevitabilmente, Dwyer ha fatto una buona impressione sul co-produttore che l'ha ingaggiato nella parte di Potts, il tiratore che viaggia sull'Humvee di Miller.

Fortunatamente, i reduci hanno avuto un buon rapporto con Greengrass come con il loro nuovo comandante Damon. "Non tollerano le CA…TE", dice il regista. "Volevano fare un film che rappresentasse veramente quel che avevano passato. Molti di loro non hanno disfatto il loro bagaglio fino a quando non sono stati convinti che era quello che stavamo facendo".
PAUL RIECKHOFF, fondatore dell'Associazione dei Reduci Americani dell'Iraq e dell'Afghanistan (IAVA), ha interpretato il generale Gonzales nelle scene girate all'Aeroporto Internazionale Saddam. Il produttore Levin si trovava d'accordo con il proposito del regista e la partecipazione nel cast di uomini come Rieckhoff vincolavano la produzione verso un senso di autenticità. "Green Zone non è un documentario, ma stiamo cercando di trarre un senso di quel che poteva essere stare laggiù", dice Levin. "Avere questi ragazzi che lo sanno nel profondo è stato incredibilmente utile".

NATHAN LEWIS ha debuttato come attore nel ruolo di Henne, l'interprete e traduttore della MET D. Arruolato nell'esercito qualche anno fa, è stato di stanza a sud di Baghdad nella brigata d'artiglieria da campo. "Hanno preso ragazzi che potresti trovare nelle unità dell'esercito", osserva Lewis. "Ci sono varie personalità e personaggi qui. Si lavora insieme, ci si conosce pian piano… come lavorano, quali sono i loro interessi. Si costruisce la coesione dell'unità e si opera come gruppo".
Reduci della guerra in Iraq interpretano anche la squadra dei Berretti Verdi comandata dal leader del gruppo ombra di Miller, il tenente colonnello Briggs. "I Berretti Verdi hanno una sicurezza e una necessaria arroganza uniche. Sono veramente la parte affilata del coltello", dice Jason Isaacs. "Ho passato tutto il tempo fuori e dentro il set con la mia unità. Fanno i buffoni in giro e insistono con l'umorismo macabro, ma hanno anche la gravità e un senso di coesione che nasce solo dopo aver visto e fatto cose che non voglio nemmeno immaginare. La loro onestà è stata davvero tonificante".

A perfezionare il cast, molti dei figuranti militari nel film sono stati reclutati dalle file di uomini e donne soldati americani di stanza nelle basi di Mildenhall e Lakenheath, in Inghilterra.
Sul cast di soldati diventati attori Greengrass riflette: "Penso che tutti loro siano stati trascinati dalla storia di Miller. Il fatto che Miller si allontana dalla sua unità e dice, 'Voglio scoprire la verità e lo farò… qualunque cosa accada'. Questo è uno spunto grandioso per un thriller. Grandioso perché l'eroe è attivo e deciso a svelare la verità al di là di qualsiasi ostacolo".


Garanzia di Realismo: I consulenti per Green Zone
Un set di Paul Greengrass è un mondo scrupoloso, ma non inflessibile. "L'ultima cosa che volevamo era un film prevedibile", dice il regista. "E nemmeno intendevamo suggerire al pubblico cosa pensare o provare. Ogni giorno per cinque mesi siamo andati a lavoro sperando di ricreare un'esperienza intensa che spingesse gli spettatori a trarre le proprie conclusioni".
"È una materia dannatamente scabrosa", continua. "Per fare progressi, devi scoprire le carte in tavola. Abbiamo discusso costantemente. Ho visto troppe guerre per pensare che esista una risposta semplice, ma ho imparato che dire la verità, per quanto possa essere difficile, è probabilmente la cosa migliore da fare. Non c'è un'alternativa altrettanto buona".

Per garantire un'esperienza che fosse quanto più autentica possibile, il primo maresciallo luogotenente RICHARD LAMONT (MONTY) GONZALES, un veterano dell'esercito statunitense, nonché ex ricercatore di ADM, è stato coinvolto nella produzione come consulente militare.
In qualità di consulente militare, Monty Gonzales ha portato un'innata comprensione del personaggio di Roy Miller. Quando era assegnato alla 75° Brigata d'artiglieria di campo nell'esercito (ricostituita come la 75° Exploitation Task Force o XTF), Gonzales era il comandante della squadra speciale Alpha, MET A (Mobile Exploitation Team Alpha). Gli uomini della MET A erano anche addestrati per la ricerca di ADM, e chiamavano Gonzales "Capo".

Gonzales faceva parte di una manciata di persone cui era stato assegnato di guidare delle piccole squadre speciali all'inizio della guerra. "Il 2003 è stato l'anno più impegnativo della mia carriera, probabilmente della mia vita, per la missione che ci avevano assegnato e le responsabilità che gravavano sulle nostre spalle", dice. "Ma eravamo circa 15 ragazzi e siamo andati e tornati tutti quanti, quindi è andato tutto bene".
La sopravvivenza era una misura del successo di un'impresa. La missione era un'altra. "Una volta mutata la realtà sul territorio tra quello che doveva essere, e quello che abbiamo trovato, la nostra missione è diventata una ricerca della verità, invece di una ricerca di armi di distruzione di massa", afferma il capo. "Perché diventava sempre più chiaro pian piano che l'operazione andava avanti che era improbabile trovassimo qualcosa".

Quando Gonzales è stato chiamato a rapporto sul set di Green Zone, si è trovato di nuovo nel bel mezzo dell'azione. Un novizio in campo cinematografico, ha passato gran parte del tempo pigiato contro il monitor con il regista e gli attori, chiarendo quel che avrebbe fatto un vero soldato in una data situazione.
L'autenticità è stato l'ordine supremo, ed era estesa agli eventi descritti, così come ai dettagli concernenti soldati, veicoli, pistole e gli altri elementi militari che sarebbero apparsi sullo schermo. "Assicurarmi che Monty e i soldati si sentissero a proprio agio con il fattore realtà era di enorme importanza per me", dice Greengrass. "Ogni giorno".

Damon e Gonzales hanno avuto da subito un buon rapporto, e l'attore ha compreso perfettamente il valore di avere il "Capo" sul set. "Per ogni domanda, dalla più piccola alla più grande, Monty aveva una buona risposta, fondata sull'esperienza", ha detto Damon. "È stato molto utile per riuscire a immaginare quello che hanno passato questi ragazzi. In sostanza, stiamo replicando molte delle loro esperienze in Iraq. Avere con noi uno dei ragazzi alla guida di una delle squadre che si sono occupate della ricerca di armi di distruzione di massa era quanto di meglio potessi chiedere".
Il rispetto e l'entusiasmo è stato reciproco. "Matt era ansioso di fare le cose per bene", ha detto Gonzales. "È totalmente mirato ad avere la certezza che se sta recitando la parte di un soldato, deve essere il migliore soldato che possa rappresentare sullo schermo".

Il reduce dell'esercito americano BRIAN SIEFKES interpreta Keating, il braccio destro di Miller in Green Zone. Nel 2003, Siefkes era un ricercatore di ADM in Iraq, lavorava insieme a Gonzales. "Quello che ci vedete fare in questo film è una rappresentazione accurata di quello che abbiamo fatto laggiù. È la nostra esperienza", dice il ventottenne originario dell'Oregon.


Ricostruire il caos: Location e Scenografie
Paul Greengrass e la squadra dello scenografo Dominc Watkins hanno ricreato l'apparenza e la sensazione di Baghdad nel 2003 —sia fuori sia dentro la bolla, la zona verde— nelle location in Spagna, Marocco e Inghilterra.
Le riprese sono cominciate il 10 gennaio 2008 presso la base dell'aeronautica militare di Los Alcázares, situata sul Mar Mediterraneo, nella provincia della Murcia a Sud-Est della Spagna. È stato un inizio relativamente tranquillo, con location ben riparate e un clima invernale simile a quello della California del Sud.
Le sgangherate attrezzature per l'addestramento di Los Alcázares, utilizzate dall'aviazione spagnola, sono servite a riprodurre il quartier generale dei servizi segreti di Saddam dopo che era stato saccheggiato, ma anche gli esterni del Palazzo della Repubblica e una palazzina all'interno della Zona Verde. In Spagna, la troupe ha filmato il convoglio della MET D che passa sotto il cavalcavia di una statale e si ritrova imbottigliato in un ingorgo su una strada a quattro corsie, perché una folla colta dal panico sta scappando da Baghdad. Le riprese del traffico sono state effettuate su un'autostrada di recente costruzione nella regione della Murcia, ancora non aperta al pubblico.

Molti degli esterni di Green Zone, tuttavia, sono stati ripresi in Marocco, a Rabat o nelle aree circostanti, dove la compagnia si è accampata per sette settimane. Città costiera sull'oceano Atlantico, Rabat è stata la capitale del Marocco fino al 1956.
Il fiume Bou Regreg sfocia nell'oceano dopo aver attraversato la città. Dall'altra parte dell'estuario, la città gemella di Rabat, Salé, ha ospitato molte giornate e nottate di riprese.
La sessione marocchina delle riprese è cominciata il 2 febbraio a Kenitra, una città 40 km a nord di Rabat. Kenitra ha fornito la location per il sito dove ipoteticamente dovevano esserci le armi di distruzioni di massa denominato Diwaniya. Invece delle armi, il convoglio MET D di Miller, una volta arrivato, trova Diwaniya devastata da centinaia saccheggiatori.

La sequenza dello sciacallaggio è stato un pandemonio controllato, recitato con allegro abbandono dai figuranti marocchini ingaggiati per rappresentare i razziatori. La costumista Sammy Sheldon e il suo team hanno preparato approssimativamente 200 figuranti maschi per questa ripresa su terreno sassoso. "La visione d'insieme impone che il film rimanga sempre fedele alla realtà, e questo è vero per ogni personaggio coinvolto, sia iracheno sia americano", dice la Sheldon. "A Paul piace un realismo sporco, sudato. I razziatori erano un mix di giovani e vecchi, sudici e piuttosto bardati, al punto da non essere riconoscibile se inquadrati dalla cinepresa. Abbiamo optato per il vecchio abbigliamento sportivo mischiato al tradizionale dishdasha [veste da uomo] e sciarpe sulla testa per coprire il volto".

Sheldon, i costumisti e il gruppo della sartoria sono stati felici quanto il resto del cast di avere a disposizione ex militari. "Ho fatto altri film di questo genere dove il team principale era formato in maggioranza da attori", afferma Sheldon. "Li sistemi con addosso tutto l'occorrente e, quando fanno la prima pausa, lasciano qualcosa da qualche parte e la dimenticano là. I ragazzi della MET D non hanno perso mai niente", fa notare, "e ci hanno aiutato tantissimo su come andavano indossati indumenti e accessori".

La spinta del convoglio MET D attraverso l'ingorgo del traffico di Baghdad è stato filmato nel corso di due giorni a Kenitra. La CBS News aveva mandato in onda un incidente simile avvenuto a Baghdad nel 2003, girato per il network dall'operatore di camera Nick Turner e il produttore del notiziario della CBS, Bronner. Greengrass e la sua squadra hanno utilizzato il materiale del 2003 come punto di riferimento nella pianificazione della sequenza del film. Completamente per caso, il cameraman Turner faceva parte della troupe del notiziario CBS che ha fatto visita al set di Green Zone proprio quando si stava filmando la scena dell'ingorgo.

La sequenza, denominata sul set "strada accidentata", ha richiesto un largo impiego di veicoli da parte del coordinatore ALEX KING e il primo assistente alla regia CHRIS CARRERAS. Le loro squadre hanno preparato circa 150 veicoli, li hanno addobbati e poi sporcati come se appartenessero alla gente di Baghdad. Hanno dovuto anche preparare le macchine che sarebbero state colpite da un Humvee di quattro tonnellate e mezzo.

La base dell'aviazione militare di Kenitra, una ex base della'aeronautica americana, è stata utilizzata come location per le scene esterne ambientate nell'Aeroporto Internazionale Saddam. La troupe degli effetti visivi ha completato la trasformazione del paesaggio marocchino in quello iracheno, incluso l'aeroporto, il Palazzo della Repubblica e il Ponte dell'Assassino.

Anche se le location iconiche non erano assai numerose, Rabat possedeva un'atmosfera decisamente appropriata. "Rabat è stata scelta per la sua rassomiglianza con Baghdad", ha detto l'esperto degli effetti visivi Peter Chiang. "L'architettura e i tetti piani erano proprio quello di cui avevamo bisogno".

Le riprese notturne a Salé hanno destato un senso di déjà vu in Chandrasekaran. Come ha detto il giornalista: "A guardarlo, sembrava e si aveva la sensazione che fosse uno scenario posticcio che riproducesse Adhamiya, una dominazione sunnita sulla riva estrema orientale del fiume Tigre".
Salé è stato il punto di accoglienza di tre elicotteri delle Forze Speciali piombati tra la polvere e il fragore su un addolorato campo di calcio. Gli elicotteri scelti per Briggs dovevano essere inizialmente Black Hawk, che non erano però disponibili in quanto necessari nelle imprese militari ufficiali. Sono stati utilizzati quindi tre Huey, un modello tipico della guerra in Vietnam, perché esteriormente simili al modello prescelto. In fase di postproduzione sono stati poi trasformati in Black Hawk.

Non tutte le giornate in Marocco sono state tanto sabbiose. Una delle zone commerciali di Salé è servita, per qualche giorno e notte, a rappresentare il distretto di Mansour a Baghdad, conosciuto anche come "la Beverly Hills di Baghdad".
La produzione si è poi trasferita nella sua postazione londinese a metà marzo, dove ha usufruito di un'ampia varietà di location. La maggior parte degli interni sono stati girati nella zona di Londra e nella vicina contea del Surrey. Le scene ambientate nel salone del Palazzo della Repubblica sono state filmate all'interno della Freemason's Hall, un imponente salone monumentale in stile Art Deco nella Great Queen Street a Covent Garden a Londra. L'interno della sala scommesse dell'ippodromo Sandown Park nel Surrey ha subito una metamorfosi per rappresentare l'aria interna dell'Aeroporto Internazionale Saddam, che era stato a sua volta trasformato dalle forze della coalizione che sistemarono lì la loro base nel 2003.

Updown Court, una lussuosa residenza privata nel Surrey, mai utilizzata prima, è servita come il palazzo saccheggiato all'interno della Green Zone dove Miller e la MET D alloggiano per un breve periodo. Alcune riprese per Green Zone sono state effettuate nel Renaissance Hotel, poco distante dall'inglorioso Terminal 5(4) dell'Aeroporto Internazionale di Heathrow, proprio il giorno dell'apertura disastrosa del nuovo terminal.
Gli enormi capannoni della QinetiQ, una ex fabbrica di carri armati nel Surrey, sono stati utilizzati come un altro dei siti per le ipotetiche ADM e come la prigione Camp Cropper.
Gli interni dell'abitazione del generale Al-Rawi, posta dalla squadra degli effetti speciali su un mantice pneumatico di una tonnellata, sono stati ricostruiti all'interno della QinetiQ. Il sollevamento del mantice dava al set una violenta scossa che simulava l'effetto delle bombe che cadevano a breve distanza.

Il tanto discusso labirinto di tunnel sotterranei e bunker di Saddam, nei quali si supponeva potessero nascondersi le armi, ha ispirato la scena culminante dello scontro a fuoco. La zona desolata del Millenium Mills nelle Docklands a est di Londra sono state prescelte per girare questa sequenza. "Abbiamo fatto ricerche sulle tattiche che i soldati iracheni avrebbero adottato, se attaccati in un luogo sicuro, come una casa", a parlare il coordinatore delle controfigure MARKOS ROUNTHWAITE. "In un caso come questo, avrebbero conosciuto il luogo come il palmo delle loro mani, e i soldati americani non avrebbero saputo nemmeno dove cominciare a cercarli".


Dagli Humvee agli elicotteri: Armi e controfigure
Prima dell'inizio delle riprese, SIMON ATHERON e la sua squadra di armieri hanno invitato il cast della MET D sull'autocarro dove venivano custodite le armi per il periodo delle riprese. I soldati hanno scelto quelle che avevano utilizzato in Iraq e hanno personalizzato il loro equipaggiamento con mirini, cinturoni e puntatori.
L'arma prescelta per Miller e per la MET D è stata una carabina M4. Solamente Keating, interpretato dal riservista Brian Siefkes, ha scelto dal mucchio un lancia granate M16 203, l'arma che aveva utilizzato in Iraq. Gli armieri avevano a disposizioni armi ordinarie (p.e. pistole vere, per ognuno dei personaggi della MET D) e le versioni ad aria compressa. Se non erano previste sparatorie, non veniva consegnata nessuna arma ordinaria per quel giorno, le altre funzionavano benissimo. Naturalmente le armi reali sono state consegnate solo a chi era stato addestrato a usarle.

Il convoglio MET D ha rispecchiato ciò che Gonzales e la sua unità avevano usato in Iraq. "La configurazione dei veicoli, il modo in cui si raggruppano le persone, l'equipaggiamento, l'organizzazione—tutto quanto è quasi uguale a com'eravamo noi nel 2003", ha detto Gonzales.
L' "eroico convoglio" era composto dall'Humvee di Miller in testa, seguito da un secondo Humvee, un possente autocarro M3, e un altro Humvee in coda. "I veicoli sembrano derelitti", ha notato il coordinatore dei veicoli d'azione King. "Lo scenografo, Dominic Watkins, voleva farli apparire poco desiderabile e sotto equipaggiati".
Come durante il proprio servizio, i ragazzi della MET D hanno personalizzato gli interni con delle fotografie. Hanno fornito a King consigli pratici su come rendere l'azione ancora più realistica. "Hanno suggerito di rimuovere tutte le portiere", ha detto. "Non sono Humvee armati, perciò in caso di uno scontro qualsiasi, le portiere non impediscono altro che una caduta fuori dal veicolo in corsa".

King conosceva i limiti degli Humvee e sapeva che li stavano sfidando. "Abbiamo sempre dovuto considerare la scena in cui passano attraverso il traffico che arriva in senso contrario, sbandando lungo il percorso", spiega. "Un Humvee è robusto, ma i componenti si disintegrano se va a sbattere contro la parte posteriore di un altro veicolo. Abbiamo visto poi dalle immagini di riferimento, che di solito agganciano qualcosa dalla parte anteriore, una specie di paraurti improvvisato".
Lavorare come controfigure è stato spontaneo per molti dei reduci. "Un paio di giovani avevano una straordinaria esperienza", afferma Gonzales. "Quando gli veniva chiesto di fronteggiare un avversario, gettarlo a terra, perquisirlo, ammanettarlo e fare qualsiasi cosa si fa con un prigioniero, non era necessaria alcuna prova iniziale. Questi ragazzi l'hanno fatto centinaia di volte. Quindi lo facevano e basta".

Jason Isaacs ha dovuto tenere il passo. "Mi hanno appeso fuori a un vecchio elicottero sorretto da qualcosa che sembrava un pezzo di filo interdentale", scherza. "Diversamente da molti altri film, sarebbe stato imbarazzante chiamare delle controfigure esterne, dal momento che ero circondato da alcuni degli uomini più temerari che abbia mai conosciuto. È venuto fuori che anche loro erano terrorizzati, ma avevano deciso che dovevo provare qualcosa che loro non avevano mai fatto".

NOTE del traduttore:
1 ITV è l'acronimo per Independent Television, ossia la televisione commerciale pubblica indipendente più antica della Gran Bretagna (ha iniziato la programmazione nel 1955) in aperta competizione con la BBC. Dal 1990 è stata nominata senza alcun reale significato Chennel 3.
2 Dopo l'invasione delle forze occidentali contro il regime di Saddam Hussein nel 2003, Green Zone (Zona Verde) è il termine col quale si definisce la zona internazionale in Iraq, un'area di 10 chilometri quadrati al centro di Baghdad dove si trova la base di stanziamento della coalizione U.S.-U.K. e delle forze alleate. Al di fuori di questo territorio comincia la Red Zone (Zona Rossa), il territorio fuori controllo e quindi non sicuro.
3 Partito socialista arabo.
4 Il Terminal 5 ha avuto una storia travagliata e una difficile gestazione, compresa una lunga inchiesta giudiziaria. Il progetto risale al 1985, l'apertura però è avvenuta nel 2008.

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